La città di NAPOLI: Non tutto ma di tutto su questa magnifica città. I suoi monumenti , i musei, le chiese i personaggi illustri, le sue tradizioni le leggende e tanto altro ancora. Visti attraverso un profilo storico e culturale.

Napoli Sotterranea
Piazza S. Gaetano, 68 - Tel/Fax 081 296944; Cell. 368 3540585.

 

Storia

Rappresenta uno dei luoghi più affascinanti e ricchi di mistero del mondo.
Nel ventre della città ci sono passaggi segreti, cisterne, catacombe, acquedotti, per una superficie complessiva che supera i 600.000 metri quadrati.
Uno degli accessi più celebri si trova in Piazza San Gaetano(percorrendo Via San Gregorio Armeno dal lato sinistro della chiesa di S.Paolo Maggiore), dove grazie alle guide dell'Associazione Napoli Sotterranea è possibile, scendendo i 150 gradini che conducono nei sotterranei, tuffarsi in un mondo unico nel suo genere.
Non si sa chi iniziò a scavare queste cavità, anche se le notizie più antiche risalgono al tempo dei Cimmeri, abili minatori provenienti dal Caucaso che nell’ VIII secolo a.C. popolarono la regione; Plinio il Vecchio e molti altri autori dell’epoca raccontano che i Cimmeri abitavano poco lontano da Napoli, sulle sponde del Lago d’Averno, in grotte e dimore sotterranee chiamate argillae, e vivevano con i guadagni delle loro miniere. Il geografo Strabone invece ci riferisce degli Eumelidi, un popolo che viveva a Neapolis e che si occupava di miniere e di tombe.
Tutte le cavità comunque risalgono a tempi molto antichi e sono state realizzate dall’ uomo per l’estrazione del "tufo giallo napoletano", una eccellente pietra da costruzione. Anche se poi molti cunicoli diventarono catacombe, antri pagani o acquedotti e le grandi cavità furono adibite a cisterne pluviali e a granai. Durante l’ultima guerra mondiale Napoli sotterranea diventò un immenso ed efficace rifugio antiaereo, attrezzato con servizi igienici e illuminazione elettrica. Da 3000 anni e fino all’uso del calcestruzzo armato il materiale per la costruzione delle case napoletane è stato dunque il tufo. Forse i Greci che scelsero questi luoghi per fondare la loro antica Neapolis furono attirati proprio dalle rocce gialle del monte Echia, un piccolo vulcano spento che sorge alle spalle della attuale centralissima Piazza Plebiscito, infatti secondo molti archeologi il tufo usato per edificare la cittadella sul vicino isolotto di Megaride venne estratto proprio da quella montagna.
Al 31 dicembre 1897 furono censite ben 69 cave attive con quasi 2000 operai addetti all’estrazione, e così, mentre nel corso dei secoli in profondità aumentavano i metri cubi di vuoto, in superficie si sviluppava una città in "positivo", con i suoi palazzi e i suoi castelli. Oggi gli esempi più rappresentativi di come gli architetti napoletani hanno utilizzato il tufo giallo sono il Castel dell’Ovo costruito sull’ isolotto di Megaride, il Castel Sant’Elmo del 1329 sulla collina di San Martino, e il secentesco Palazzo di Donn’Anna sul mare di Posillipo. Naturalmente ovunque ci sono case e palazzi di tufo e in città cresce l’attenzione per il recupero degli edifici realizzati con questo materiale.
Napoli è stata quindi costruita con la stessa pietra del suo sottosuolo, con una "continuità geologica" forse unica al mondo: le fondazioni dei palazzi spesso poggiano direttamente sul banco di tufo sottostante. Questa pratica secondo alcuni avrebbe reso la città più "elastica" salvandola dai tanti terremoti che si sono avuti nel corso dei secoli, e inoltre la terribile onda sismica risulterebbe attenuata grazie a tutte le cavità del suo sottosuolo.
In questi ultimi secoli si sono registrati alcuni cambiamenti dell’architettura interna delle cave: in quelle più antiche, considerate le più sicure, la struttura è a forma di trapezio isoscele mentre quelle dell’ Ottocento sono ellittiche. Questa nuova forma rendeva la cava più instabile, come hanno dimostrato i tanti crolli parziali delle volte, ma consentiva una maggiore estrazione di materiale. Invece la tecnica di estrazione del tufo durante questi tre millenni è rimasta sostanzialmente immutata anche se il progresso della metallurgia ha introdotto nuovi utensili da lavoro. Gli attrezzi da scavo e da taglio sono uguali a quelli del passato e così il piccone a taglio dritto, usato per isolare i blocchi di pietra, il palo e il cuneo di ferro indispensabili per staccare la roccia dalla parete e il martello a forma di mannaia con cui si riduceva il blocco a piccoli pezzi di forma regolare sono stati da sempre gli unici mezzi per l’estrazione.
In città il 75% delle cave erano in sotterraneo e attraverso scale o pozzi si raggiungeva il banco di tufo. Si scavava tra le piroclastiti per tre o quattro metri in modo da dare una solida protezione ai fianchi dell’apertura, e quindi si iniziava a lavorare nella prima camera fino alla profondità voluta; da qui partivano poi varie gallerie che raggiungevano altri banchi di tufo, e così attraverso un reticolo di cunicoli e tunnel si raggiungevano altre grandi cavità da cui veniva estratto il materiale necessario alla costruzione delle case. Se osserviamo attentamente le lisce pareti rese verticali dal tufo sbancato ci accorgeremo di alcuni piccoli fori scavati nella roccia, a 20 centimetri uno dall’altro e tutti su una stessa fila: sono le "grappiate", gli scalini che permettevano agli operai più esperti di lavorare la pietra fino a 20 metri di altezza, e a volte anche in contropendenza. Dei veri e propri "free-climbers" dell’ antichità capaci di realizzare a mano gli oltre 8 milioni di metri cubi di vuoto del sottosuolo esplorato, che con il loro lavoro permisero prima ai Greci e poi ai Romani la realizzazione degli acquedotti sotterranei Bolla e Claudio (quest’ultimo addirittura in pressione), una sofisticata rete idrica che ha garantito l’approvvigionamento alla città fino al 1883, per ben 2300 anni.

 

Napoli Sotterranea: San Lorenzo Maggiore

L' ingresso posto sotto la basilica di San Lorenzo Maggiore permette l' accesso alla Napoli Sotterranea, da dove sono visibili le varie stratificazioni createsi dal susseguirsi delle varie dominazioni. Sono molto visibili i resti della basilica  paleocristiana, composta da un' aula a tre navate con abside sul fondo, preceduta da un quadriportico. E' stata ritrovata sotto la Sala Capitolare  un edificio di origine normanna. Queste costruzioni si insediarono sopra un complesso della seconda metà del I secolo d.C., che anch' esso soprassediava  una struttura del IV secolo a.C., riconosciuta come il macellum. La struttura  aveva l'ingresso sulla plateia di via Tribunali ed era composta da un porticato su cui si affacciavano le botteghe. Alcune parti del complesso sono visibili nel chiostro della chiesa di San Lorenzo Maggiore.    Si suppone che alla fine del V secolo d.C. il tutto fu invaso da un alluvione che portò una colata di fango.

 

Napoli Sotterranea: gli antichi acquedotti

Dai locali sotto San Paolo e Sant'Anna di Palazzo  è possibile visitare una zona della "città sotterranea" che si estende fin sotto San Gregorio Armeno. Una delle più importanti opere realizzate in età romana da Augusto fu l'acquedotto, lungo più di 170 km. Da un bacino artificiale alimentato dal Serino, si diramavano due condotti, uno verso Beneventum e l'altro verso Neapolis. Quest'ultimo giungeva a Napoli seguendo le pendici di Capodimonte, dello Scudillo, del Vomero, fino a Posillipo. Il tronco principale giungeva per Fuorigrotta a Puteoli e terminava alla Piscina Mirabilis. L'acquedotto correva in parte in galleria, in parte all'aperto su arcate in laterizio, delle quali resta traccia nei cosiddetti Ponti Rossi. In città, il sistema di distribuzione era tutto sotterraneo. Nei secoli successivi i cunicoli furono riutilizzati con la costruzione di nuovi rami. Un uso ancora più intenso si ebbe durante la seconda guerra mondiale, allorché si dovettero allestire i rifugi antiaerei: l'accesso fu realizzato allargando i pozzi e i cunicoli di collegamento ampliati per rendere agevole il passaggio.

Visite guidate:
il giovedì alle h. 9,00, il sabato alle h. 10,00 e alle h. 12,00
la domenica dalle h. 10,00 alle h. 12,00.
Collegamenti: Linea Anm E1, metropolitana FF.SS.
(stazione Cavour, stazione Montesanto).

 

altri luoghi di interesse archeologico: http://www.dentronapoli.it/Archeologia/Archeologia.htm


 

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