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...altri caffè storici napoletani:
http://www.dentronapoli.it/Caffe_Storici/Caffe_Napoletani.htm
In via Toledo si trovava
anche un altro Caffè sempre molto affollato. Era il
Caffè Corfinio, gestito da un certo Francesco Roseca, che
tutti chiamavano , più familiarmente, Ciccillo, senza neppure l'aggiunta
del don che era indispensabile per un proprietario di Caffè. L'uomo,
infatti, fungeva anche da cameriere. Il 'Corfinio',
per quanto fosse molto elegante, non era un locale d'élite. Aveva una
clientela molto eterogenea: letterati, musicisti, attori, giuristi e tanta
gente comune. Forse era l'unico reale punto di contatto e di scambio per
gli esponenti della cultura napoletana di quel periodo e il popolo. Ai
tempi della Belle Époque partenopea annoverava fra i frequentatori:
Eduardo Scarfoglio, Ugo Ricci, l'umorista Mascarillo del giornale satirico
Monsignor Perelli e in seguito anche Tripleplatte del
Mattino. Un altro habitué era Ferdinando Russo, «Don Ferdinà» come lo
chiamava Ciccillo. Una sera, nella sala si sentì la voce gracchiante del
proprietario chiamare il poeta: «Don Ferdinà, venite. C'è un uomo russo
che vi cerca. Ha letto "Mparaviso" e ha detto che vi deve per forza
conoscere»Si trattava di una persona molto distinta che parlava a stento
un po' d'italiano. Aveva chiesto al portiere dell'albergo dove poteva
trovare l'autore di quel poemetto satirico che tanto aveva apprezzato e
l'avevano indirizzato al Corfinio,
ritrovo abituale del poeta. Ma nelle sale del
Caffè Corfinio passò anche un altro grande poeta: Gabriele
D'Annunzio. Vi arrivò proprio in compagnia di Ferdinando Russo. Era la
vigilia della prima della "Figlia di Iorio" e in città e nelle
redazioni dei quotidiani non si parlava d'altro. Così Adolfo Narciso
raccontò l'avvenimento sul "Roma della Domenica": «Quella notte che
Gabriele D'Annunzio, con il fior fiore del giornalismo, onorò il
Corfinio di sua presenza, Ciccillo non
entrava nei panni dalla gioia. Accostandosi a don Ferdinando gli sussurrò:
"prufessò comme l'aggia chiammà all'autore da Figlia 'e Iorio?" "Signor
Iorio" rispose il poeta fingendo grande serietà. E Ciccillo,
accostatosi al Sommo, inchinandosi esclamò: "Signor Iorio, che debbo
servirvi?" D'Annunzio rise. Guardò don Ferdinando e comprese lo
scherzo. "Portami un Ferdinando Russo al Corfinio..."
rispose tra le risate dei presenti».
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