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...altri caffè storici napoletani:
http://www.dentronapoli.it/Caffe_Storici/Caffe_Napoletani.htm
A palazzo Salerno,
proprio dalla parte opposta di piazza del Plebiscito, rispetto al
Gambrinus, sorse verso la fine del secolo scorso e continuò la sua
attività per oltre trent'anni, il Caffè Turco.
Il proprietario, Salvatore Fiocca, impiantò il nuovo locale negli stessi
spazi, al piano terra, che furono, fino a qualche anno prima, del Caffè
Tripoli. Il Gambrinus da un lato dell'emiciclo e il
Caffè Turco dall'altro contribuirono per anni a trasformare
la vecchia piazza d'armi in uno dei luoghi più frequentati dal bel mondo
napoletano e dal popolo. Fiocca aveva occupato buona parte dello
spazio avanti al suo Cafè-Chantant con i tavolini, rigorosamente protetti
da uno steccato mobile, e con la pedana centrale, completa di un
pianoforte e di un piccolo palcoscenico, dove ogni giorno si svolgevano
spettacoli di varietà. La pedana era addobbata con lo stesso stile dei
carri di Piedigrotta ed era arricchita da lampade a gas multicolori. Gli
artisti si sarebbero dovuti esibire all'aperto solo nei mesi estivi, ma il
clima mite partenopeo faceva sì che l'interruzione degli spettacoli
durasse solo pochi mesi. Si cominciava alle quattro del pomeriggio e si
andava avanti, senza soste, fino a tarda sera, quando don Salvatore
abbassava la serranda principale per far capire ai clienti che era giunta
l'ora di chiudere. Il Caffè Turco era
ritrovo abituale di tutti gli amanti della canzone napoletana, anche se le
cronache del tempo bollarono il locale di Salvatore Fiocca come punto
d'incontro di una media borghesia che nulla aveva a che fare con l'élite
che quotidianamente affollava il dirimpettaio Gambrinus. La realtà non era
proprio questa: il 'Turco' era meta
abituale anche di gente di un certo rango e in più fu il trampolino di
lancio per decine di artisti napoletani. Alcuni divennero famosi e altri,
anche molto dotati, non furono mai baciati dalla fortuna. Il più amato tra
gli artisti del Caffè Turco fu il
comico Mongelluzzo, divenuto famoso in città grazie alle sue esibizioni
nelle tradizionali "periodiche", cioè le feste-riunioni organizzate a
turno nelle case patrizie e dell'alta borghesia. Mongelluzzo era il Totò
di quell'epoca. Apprezzato dalla Napoli Bene, faceva andare in visibilio
il popolino con le sue canzonette condite di doppi sensi, con le sue
smorfie e con i movimenti da contorsionista. Il comico era talmente
conosciuto e apprezzato che spesso nel tram della linea 18, che faceva
servizio da piazza Vittoria a Capodimonte, si scatenava una gran
confusione e alla fine i passeggeri costringevano l'autista a una sosta in
piazza del Plebiscito, davanti al Caffè.
Per una decina di minuti, affacciati ai finestrini, i viaggiatori si
godevano parte dello spettacolo del comico. Sullo stesso palcoscenico di
Mongelluzzo salirono i "buffi" Antonio Piagliacelli, Ludovico Vivenzio, i
fratelli Scarano e don Ciccio Marzano. Vi furono, poi, anche la Dorè e la
Samperi, Luciano Molinari e Gustavo De Marco. Il direttore
dell'orchestrina che accompagnava gli spettacoli era Giacomo Giannini, una
figura caratteristica di quel tempo che, per il suo modo strano di
gesticolare e ringraziare il pubblico alla fine di ogni pezzo, fu
immortalato in una delle macchiette più riuscite di Mongelluzzo. Tra gli
elementi dell'orchestrina c'era anche un pianista, Enrico Cannio, che
diventò famoso qualche anno dopo per aver musicato canzoni celebri come
"Addio Carmè", "Cara sposina" e "'O surdato nnammurato". Il
Caffè Turco
chiuse i battenti alla fine del primo conflitto mondiale. La scomparsa del
locale passò quasi in sordina soffocata dalla gioia popolare per la
vittoria in guerra e, soprattutto, dalla grande attività, artistica e
letteraria, che si era andata sviluppando rapidamente intorno al
Gambrinus.
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