La città di NAPOLI: Non tutto ma di tutto su questa magnifica città. I suoi monumenti , i musei, le chiese i personaggi illustri, le sue tradizioni le leggende e tanto altro ancora. Visti attraverso un profilo storico e culturale.

Croce di Savoia
(caffè giorno e notte)

...altri caffè storici napoletani: http://www.dentronapoli.it/Caffe_Storici/Caffe_Napoletani.htm

Sempre in Via Toledo, nell'area dove oggi si trova piazzetta Augusteo, c'era una modesta ma antica bottega, dove veniva servito il classico caffè napoletano. Alla fine del 1860, il locale venne rinnovato e prese il nome di 'Caffè Croce di Savoia'. L'insegna, per quei tempi, era altisonante ma non corrispondeva certo né allo stile né alla qualità dell'azienda. Pur non essendo un gran Caffè, il 'Croce di Savoia' aveva una particolarità che lo distingueva dagli altri locali: era aperto  giorno e notte. E per sottolineare questo contatto continuo con la città era anche sprovvisto di porte. Durante la giornata era frequentato da un pubblico eterogeneo, mentre di notte era preso d'assalto dalla gente di ogni tipo che animava la vita notturna partenopea. Vi si trovavano giornalisti, poliziotti, fornai, qualche prostituta insieme con il suo magnaccia e quanti altri, a notte inoltrata, volevano sedere a un tavolino e sorbire un caffè. Il Croce di Savoia era anche un dormitorio per i viaggiatori di passaggio, che non avevano trovato una sistemazione in albergo o che volevano risparmiare. Col prezzo di una tazzina di caffè, si rannicchiavano sui divani del locale e dormivano fino al levar del sole, quando il cameriere Salvatore li svegliava con molto garbo. Del proprietario, don Gennaro De Rosa, si diceva che non avesse neppure una casa. L'uomo trascorreva tutta la sua giornata al Croce di Savoia e di notte vi dormiva in una poltrona sistemata dietro il banco, pronto a intervenire se non fosse bastato il lavoro del fedele cameriere Salvatore. Di tanto in tanto, infatti, il locale era preso d'assalto da rumorose ed eleganti comitive di dame e gentiluomini, reduci da spettacoli teatrali o da sontuosi ricevimenti. In quelle occasioni, gli altri avventori si facevano da parte, lasciando spazio ai "signori", e il locale assumeva l'aspetto di un gran Caffè. Tra i tavolini, intanto, girava un vecchio fioraio in tight e tubino con una grande cesta di fiori e dall'aspetto altero. Tra tanta gente diversa non potevano mancare i cospiratori. Nel retrobottega del Caffè Croce di Savoia, nascosta da don Gennaro De Rosa, Antonietta de Pace, una convinta mazziniana, si incontrava con il barbiere Wiott, proveniente dal carcere di Procida. L'uomo le trasmetteva i messaggi dei prigionieri politici che lei faceva poi pervenire a Giuseppe Mazzini. Il Caffè Croce di Savoia scomparve con la morte del proprietario.