La cittą di NAPOLI: Non tutto ma di tutto su questa magnifica cittą. I suoi monumenti , i musei, le chiese i personaggi illustri, le sue tradizioni le leggende e tanto altro ancora. Visti attraverso un profilo storico e culturale.

'Envencible Bar'
(un caffč per gli stranieri)

...altri caffč storici napoletani: http://www.dentronapoli.it/Caffe_Storici/Caffe_Napoletani.htm

A metą del secolo scorso, in via dell'Incoronata, poco distante dall'omonima chiesa, oggi restaurata, c'era un piccolo Caffč: L'Envincible bar. Aveva pochi tavolini distribuiti in locali neppure tanto eleganti, ma era ugualmente famoso in tutta la cittą. Affianco all'insegna c'era un guanto gigantesco, imbottito ad arte, tanto da sembrare una vera mano. L'oggetto, incardinato all'altezza del polso, era mosso dal proprietario, don Luigi, grazie ad una cordicella, in modo da fargli compiere il classico gsto dell'invito ad entrare. L'idea, tutta partenopea, funzionava alla perfezione: il locale era quasi sempre pieno di avventori, richiamati dalla stranezza e dal gesto che ha valore internazionale. In realtą, alla fine dell'Ottocento via dell'Incoronata era, per quanto angusta, un'arteria di collegamento molto importante e trafficata: univa la parte alta della cittą con la zona del porto. Era percorsa quotidianamente da centinaia di carrozzelle e da gente di tutti i ceti diretta nella via del Molo, come allora i napoletani chiamavano il porto. Il nome straniero del piccolo Caffč si spiega con la sua collocazione nell'area adiacente il porto. In quel periodo era la zona di Napoli pił frequentata dagli stranieri, marinai e commercianti che, in attesa della partenza di una nave, dopo aver fatto il giro delle bancarelle lungo la strada del Molo, ingannavano il tempo ai tavolini dell'Envincible, con una tazzina di caffč e il classico bicchierino d'anice. Ma l'enorme guanto, che spesso don Luigi diceva di voler far brevettare come "invenzione utile allo sviluppo del commercio", non era la sola novitą del Caffč di via dell'Incoronata. La sala era occupata dai classici tavolini, mentre davanti al bancone, per chi preferiva una consumazione veloce, c'erano diversi sedioloni di legno (trespoli), precursori di quelli certamente pił comodi dei moderni locali americani. E non poteva certo mancare il pianoforte, elemento fondamentale di tutte le sale da caffč nell'ultima metą dell'Ottocento. Vi si alternarono anche musicisti che, in cittą, godevano di una certa fama come Evemero Nardella e Alberto Montagna. Il piccolo Caffč dell'Incoronata scomparve, insieme con il vulcanico don Luigi, nel 1920, dopo cinquant'anni di prepotente presenza tra i locali-concerto napoletani.