La città di NAPOLI: Non tutto ma di tutto su questa magnifica città. I suoi monumenti , i musei, le chiese i personaggi illustri, le sue tradizioni le leggende e tanto altro ancora. Visti attraverso un profilo storico e culturale.

Napoli inventò il
Fernet

...altri caffè storici napoletani: http://www.dentronapoli.it/Caffe_Storici/Caffe_Napoletani.htm

In Piazza Dante, nei primi decenni dell'Ottocento, sorgeva un Caffè molto conosciuto in città. Fu fondato dal greco Demetrio Gallo, indicato nelle cronache del tempo come «uno dei primi a portare a Napoli l'uso e l'industria del caffè in bevanda». La preparazione avveniva con un metodo quasi casalingo: acqua e caffè bollivano insieme in una grande pentola di terracotta, sistemata nelle sale interne del locale. La bevanda finale veniva offerta agli avventori in piccoli misurini a forma di conica, anch'essi di terracotta. La gestione del greco, per quanto fortunata, durò pochi anni. Gallo cedette il locale a un suo commesso, di cui c'è giunto solo il nome: Gian Domenico. Il giovane barista continuò l'attività avviata dal vecchio padrone preparando e servendo il caffè nella terracotta, ma aggiungendo alla lista dei prodotti una nuova bevanda che chiamò elisir. La preparava da solo, in gran segreto, seguendo le indicazioni di un'antica ricetta. La scoprì in un vecchio libro acquistato su una bancarella di un libraio a piazzetta Nilo. «'O llisirio», come lo chiamava il popolo, era molto simile all'attuale Fernet, anzi, potrebbe essere considerato il progenitore del famoso amaro. Morto Gian Domenico, l'industria passò di mano in mano, tra numerosi altri proprietari, fino al 1874, anno in cui Gennaro Molaro l'acquista. Per lo storico Caffè di piazza Dante ha inizio una nuova era. Il Molaro, uomo dalle idee moderne, trasforma il locale adeguandolo alle esigenze dei tempi. Vi trovano posto, accanto al classico caffè, una raffinata pasticceria, la gelateria e l'immancabile pedana con il pianoforte, dove artisti alle prime armi, ma anche qualche nome che già gode di fama in città, intrattengono gli avventori. E' con questa struttura da Gran Caffè che il locale affronta brillantemente tutto l'intenso periodo della «Belle Epoque». Del resto non poteva essere diversamente. I Molaro erano una famiglia di caffettieri napoletani molto affermati, che avevano impiantato diversi locali in tutta la città.«...di quelli che Mastriani, Pier Angelo Fiorentino e perfino Dumas (padre) descrissero con vivacità di colori», scriveva nel 1934, sul "Roma della Domenica", Adolfo Narciso, giornalista e frequentatore dei Caffè napoletani all'inizio del secolo. Un "Caffè Molaro" era in via Maddalena, di fronte alla cappella votiva dedicata all'Ecce Homo. In esso, racconta il Mastriani, «in una sera del 1847, un signore ravvolto in un tabarro, entrò... e seduto a uno dei tondini, ordinò il caffè e un bicchierino d'acquavite. Il suo aspetto era quello di un gran personaggio. Dall'accento esotico si comprendeva non essere italiano. Pensoso sfogliava un libro e mormorava parole che dovevano essere di dolore. Dopo un po' domandò al padrone qual era la via che menava alla chiesa del Carmine, in piazza Mercato». Il giorno dopo si seppe che lo strano personaggio che tanto aveva stimolato la curiosità dei clienti del Caffè Molaro era il principe Massimiliano di Baviera discendente del biondo Corradino di Svevia, decapitato in piazza Mercato e seppellito nella chiesa della Madonna Bruna. Il suo pronipote era venuto a Napoli per far erigere «... un monumento che lo ricordasse al cuore dei napoletani... e qualche anatema al tiranno D'Angiò». Un altro Caffè Molaro molto famoso a Napoli fu quello all'inizio della vecchia via Borgo Sant'Antonio Abate e un altro ancora è stato aperto fino alla seconda guerra mondiale a via Monteoliveto, di fronte agli uffici delle Poste e Telegrafi di Palazzo Gravina. Anche quest'ultimo era un Caffè di classe, ancora con le cuccume in rame e con gli stigli di legno pregiato pieni di argenteria.