La città di NAPOLI: Non tutto ma di tutto su questa magnifica città. I suoi monumenti , i musei, le chiese i personaggi illustri, le sue tradizioni le leggende e tanto altro ancora. Visti attraverso un profilo storico e culturale.

Caffè Vacca
(in Villa dirigeva il maestro Caravaglios)

...altri caffè storici napoletani: http://www.dentronapoli.it/Caffe_Storici/Caffe_Napoletani.htm

Roberto e Mariano Vacca, imprenditori lungimiranti col 'pallino' degli affari e dei Caffè hanno legato i loro nomi a locali prestigiosi, che aprirono i battenti a Napoli tra gli ultimi due decenni dell'Ottocento e i primi anni del Novecento. Portano la loro firma imprenditoriale il Caffè d'Italia e il Gambrinus, ma anche un punto di ristoro creato nella Villa Comunale, che, a quei tempi, era la Villa Reale. Si trattava del Caffè Vacca, aperto a fine Ottocento. Non era il classico caffè letterario nè tantomeno un Caffè Chantant. La sua attività era abbastanza simile a quella che, ancora oggi, svolgono gli Chalet della Villa. L'unico giorno di grande affollamento era la domenica, quando le famiglie della media borghesia si riunivano nella Villa Reale per ascoltare i concerti bandistici, alla Cassa Armonica, diretti dal maestro Raffaele Caravaglios. Prima ci si sedeva ai tavolini del Caffè per un gelato o una bibita, mentre i bambini si divertivano a rincorrersi tra i viali ombreggiati e ben curati, gli adulti, col vestito della festa, ascoltavano la musica di Caravaglios. Sull'abilità e sulla bravura del maestro c'era un consenso collettivo. Erminio Scalera, nel suo I Caffè napoletani, raccontava che una sera d'estate, si intrattenne al Caffè Vacca uno dei critici francesi più eminenti, il Lafreté dell' Echo de Paris. Rientrato in patria, il Lafreté scrisse un' entusiastica lettera al maestro Caravaglios, in cui tra l'altro diceva: « ... ed auguro alla Francia un uomo come voi e un'orchestra come la vostra per la migliore educazione musicale del suo popolo». Durante il resto della settimana, il Caffè Vacca era quasi sempre poco frequentato. Era meta abituale solo di qualche coppietta, in cerca di un po' d'intimità e delle bambinaie che portavano in Villa la prole dei signori. Di tanto in tanto, ai tavolini del Caffè si vedeva anche Salvatore Di Giacomo alla ricerca di un momento di solitudine che certo non sarebe riuscito a guadagnarsi nell'affollatissimo Gambrinus o in qualsiasi altro locale di via Toledo o di Piazza San Ferdinando. Sempre Scalera ricorda che, più volte, all'inizio del secolo, «... il Caffè Vacca venne impegnato come sala di posa per i primi film muti che si giravano a Napoli con Francesca Bertini e Leda Gys». Le immagini del locale, com'era allora, sono ancora fissate in quelle vecchie pellicole. Il Caffè Vacca fu distrutto dai bombardamenti, durante l'ultimo conflitto mondiale. Nessuno ha poi pensato di ricostruirlo così com'era.