La città di NAPOLI: Non tutto ma di tutto su questa magnifica città. I suoi monumenti , i musei, le chiese i personaggi illustri, le sue tradizioni le leggende e tanto altro ancora. Visti attraverso un profilo storico e culturale.

Chiostro di San Gregorio Armeno

Cristo e la samaritana

...altre chiese a Napoli : http://www.dentronapoli.it/Chiese/Chiese.htm

Notizie storiche

Il Monastero di S. Gregorio Armeno è situato nella parte forse più antica e nobile di Napoli, dove un tempo era il foro della città greco-romana, splendida di vitalità, di monumenti e di civiltà.
All'interno del chiostro si vedono numerosi capitelli di epoca romana, probabilmente appartenenti al tempio di Cerere ed anche diversi mortai di marmo bianco che, secondo R. Pane, furono ottenuti riscalpellando altrettanti capitelli corinzi.
Il chiostro, nella sua forma attuale, risale alla metà del XVI sec. quando il Concilio di Trento impose nuove regole di vita monastica. Il canonico Celano che in fatto di notizie "del bello, dell'antico e del curioso" della città di Napoli è miniera inesauribile, distingue e trasmette due versioni sull'origine del monastero: la prima che vuole il convento fondato ai tempi di Costantino il Grande, e, precisamente, da S. Elena; la seconda che vuole invece il monastero fondato da monache greche ed armene che, perseguitate in patria, si rifugiarono in Italia, portando il corpo di San Gregorio Armeno. Le due versioni possono conciliarsi, nel senso che, probabilmente le monache greche, profughe, furono accolte nel più antico collegio fondato da S. Elena. Le monache, che seguivano la regola di San Basilio, dovettero accettare la regola di San Benedetto e da basiliane divennero benedettine.
Il monastero era un agglomerato di più case, circondato da un muro mediocremente alto. Ogni casa aveva più camere, cucina e cantina con altre comodità. Ogni monaca possedeva la sua, che nel monacarsi, o comprava dal monastero, se ce n'erano libere, o faceva fabbricare a proprie spese.
Concluso il Concilio nel 1563, fu imposta la clausura e la vita in comune e, dopo qualche resistenza, le monache di San Gregorio iniziarono la vita claustrale con un periodo di preparazione che durò un anno e il 17 gennaio 1570 fecero la professione religiosa, abbandonando gli antichi riti greci. In quel periodo cambiarono l'abito da bianco in nero.
Nel 1572 fu iniziata la costruzione del nuovo monastero, affidata all'architetto Vincenzo Della Monica che la completò nel 1577 nella forma che oggi ammiriamo.

Visita al monastero

Si accede al chiostro attraverso una lunga e agevole scala formata da 33 gradini di piperno; sui due lati, appena entrati, si vede il resto di una zoccolatura, composta da mattonelle smaltate, con foglie gialle e verdi, anzi, come dice R. Pane, di autentiche "riggiole" del'700.
Si notano ai lati gli affreschi di Giacomo del Po, ora abbastanza sciupati dal tempo e dalle intemperie, tranne che nella parte superiore, ove recenti restauri hanno ridato vita alle bianche figure occhieggianti tra colonne verdi e sottili spirali di foglie. Sul lato sinistro si vedono illusorie vetrate con scorci prospettici e cani e gatti sui davanzali.
Salendo, sulla destra si notano alcuni ambienti, destinati un tempo, al contatto con il mondo esterno. Dalla prima porta si accedeva alla "cantina eucaristica", così detta perchè vi si riponeva il vino per la messa e adibita inoltre a conservare fresca, in estate, l'acqua potabile. le successive porte introducevano alle "grate", quella della badessa, delle converse, detta grata di mezzo e delle suore, detta grata di sopra.
Al termine della scala ammiriamo l'atrio, restaurato con raffinata eleganza nel '700; un'iscrizione sul portale ricorda che l'atrio della sacra casa fu rifatto nel 1762.
Il pavimento è di marmo bianco e piperno, ai lati ci sono sedili di piperno con spalliere di marmo; di fronte si apre la porta principale in legno di noce ai cui lati si osservano due piccole porte che coprono due bocche o cavità, scavate nel muro, nelle quali girano due grandi cilindri di legno, ricoperti di bronzo e ottone, dette comunemente "ruote", unici mezzi di trasmissione di cibi, di vestiario e di ogni altro oggetto che entrava o usciva dalla casa religiosa. Sia la porta principale che quelle laterali nonchè le bocche delle ruote sono intarsiate di marmi pregiati ( marmo bianco con "borolé" di Francia, giallo di Verona). Sovrasta una breve volta con altri dipinti di Giacomo del Po: San Benedetto tra due angeli e sopra una balaustra con altri scorci prospettici.
In un'edizione dell'opera del Celano aggiornata al 1792, si parla diffusamente del restauro settecentesco del monastero e se ne sottolinea la maestosità e la magnificenza. L'anonimo commentatore così continua: " nella parte interiore poi del Monastero chi aveva avuto la sorte di entrare ne ha descritto la bellezza, la magnificenza, le amenità".
Varcato l'ingresso, ci si trova davanti ad un vestibolo a forma di L. Sulla sinistra entrando, si trova un quadro del "dipintore Paolo De Matthaeis", a destra, nel tratto breve della L si notano eleganti sedili cinquecenteschi in pietra scura, sorretti da colonne e sormontati da marmi policromi. Le pareti sovrastanti i sedili, mostrano delicati affreschi di paesaggi, dai tenui colori sfumati.

Il chiostro

Ed eccoci finalmente nel chiostro: appena si entra, colpisce la visione di un superbo gruppo marmoreo raffigurante l'incontro di Cristo e la samaritana. Un'iscrizione ricorda che la fonte, "ricca per ameno gioco di acque, dolce spettacolo per gli occhi" fu fatta costruire dalla badessa Violante Pignatelli nel 1783. Un'altra iscrizione sul lato opposto ricorda che la fontana, cadente per la vecchiaia, fu fatta restaurare nel 1843 dalla badessa Francesca  Caracciolo, "affinché alle vergini sacre a Dio non mancasse il perpetuo simbolo della evangelica purezza e della fonte divina della viva acqua". Sia il Celano che il Galante attribuiscono il gruppo marmoreo a Matteo Bottiglieri. Invece, R. Pane, pur confermando la paternità dello scultore per le figure del Cristo e della samaritana, esclude che il Bottiglieri abbia costruito anche la fontana, sia per mancanza di documenti in proposito, sia perché la composizione della stessa si rivela più opera di un architetto che di uno scultore.
Lungo il lato del portico corrispondente la navata della chiesa, si notano alcune aperture con grate a sedili da cui le monache potevano assistere alla Messa senza allontanarsi dal chiostro.

Cappella di S. M. dell'Idria

Proseguendo sulla destra, ammiriamo la cappella di S. M. dell'Idria che Pane definisce "l'ambiente più ricco e prezioso di tutto il complesso conventuale". Essa ha origini antiche di cui si conservano ancora tracce nell'arco ogivale dell'altare maggiore e nelle volte della cappella, mentre il resto risale ad un ampliamento e ricostruzione settecentesca, incominciata dalla badessa Antonia Gonzaga e completata nel 1712 dalla badessa Claudia di Sangro.
Che significa Madonna dell'Idria?
L'inestimabile canonico Celano dice che "S. M. dell'Idria detta così per l'immagine della SS. Vergine con un idria, ossia vaso sotto de' piedi, immagine tenuta in somma venerazione per gli continui miracoli e grazie che ne ottengono". Idria è un termine greco che indica un vaso per acqua con due anse laterali. Invece Gennaro Aspreno Galante "prete napolitano" nella sua opera "Guida sacra alla città di Napoli" sostiene che la dicitura S. M. dell'Idria sarebbe una contrazione dell'espressione "S. Maria dell'odegitria", termine greco per indicare "guida del buon cammino". La cappella era adornata da 18 artistiche tele, ora al restauro, opera del De Matthaeis.
Quasi di fronte alla cappella si accede al refettorio delle monache, costruito nel '600 e restaurato tra il 1692 ed il 1695: è un lungo rettangolo coperto a volta con stalli intagliati ed un pulpito dal quale sporge una figura in altorilievo. Si notano pitture a fresco assai guaste e di scarso interesse.
Importanti lavori eseguiti nel 1644 sotto la direzione di Francesco Picchiatti mutarono il primitivo disegno cinquecentesco del chiostro rendendolo più piccolo; furono sistemate le quattro aiuole che oggi concludono lo spazio quadrilatero intorno alla fontana e si tracciò l'ampia esedra che si svolge lungo lo spazio trasversale del chiostro. Essa è decorata con stucchi, vasi e due statue in terracotta e serve come separazione tra il giardino e l'orto nonchè come fondale alla prospettiva delle aiuole. Un' ultima curiosità c'è da segnalare: il pozzo presso la fontana, riccamente ornato di ferro battuto. Ebbene, il pozzo non è un pozzo, ma il mascheramento di un vasto e profondo scavo quadrato da cui fu tratto il materiale di costruzione (tufo) per la fabbrica cinquecentesca ed i lavori del '600.
Alziamo gli occhi alla bella cupola di embrici smaltati gialli e verdi ed ai cinque belvederi che consentono successive scenografiche visioni del panorama cittadino e poi allontaniamoci in silenzio per non turbare l'operosa pace di questo monastero ormai millenario che ha saputo coniugare la feconda, molteplice attività dell'oggi con le silenziose immagini del passato.