La trecentesca chiesa di San
Giovanni a Carbonara è una delle chiese napoletane
più importanti, sia per il profilo artistico che per quello religioso.
Essa sovrasta la chiesa di Santa Sofia, di epoca barocca, che contiene un altare
dalle belle forme ornate dal Sanfelice del 1746 ed alcuni interessanti
bassorilievi cinquecenteschi raffiguranti scene tratte dal Nuovo e
Vecchio Testamento.
Salendo la bella scala troviamo il portale quattrocentesco, ricco di intagli e
statue, della cappella di Santa Monica che contiene il sepolcro di Ruggero
Sanseverino opera di Andrea da Firenze dei primi decenni del Quattrocento.
A sinistra si apre il recinto quattrocentesco della nostra chiesa, che è un
interessantissimo sepolcreto di personaggi di grosso spicco per la storia del
rinascimento napoletano: re, dignitari, patrizi, giureconsulti, prelati,
militari che orbitarono intorno a Ladislao e Giovanna II di Durazzo d'Angiò.
L'origine della chiesa è trecentesca ed è dovuta alla munificenza di un nobile
napoletano, Gualtiero Galeota, che donò un suo orto ed alcune case all'abate del
piccolo romitorio degli agostiniani esistente in quella zona, frà Giovanni
d'Alessandro, perché vi costruisse un convento dedicato a San Giovanni,
protettore della famiglia Galeota.
A questa donazione del 1339 se ne aggiunse una seconda di altri due
giardini nel 1343. Frà Dionigi dette inizio alla costruzione del nuovo
convento e della chiesa prima di essere nominato dal papa Benedetto XII vescovo
di Monopoli, in Puglia.
Il progetto iniziale venne attribuito ad un Masuccio II e l'esecuzione ad Angelo
Criscuolo.
Il complesso si avvarrà, poi, di ampliamenti ed abbellimenti, voluti dal re
Ladislao (1386 - 1414), sotto la guida di Giosuè Rocco.
Oggi si accede alla chiesa dalla bella scalinata barocca del Sanfelice e
passando davanti all'ingresso della "cappella di Santa Monica". All'interno numerose
testimonianze del gotico durazzesco napoletano, nonché rinascimentali e molti
sepolcri di uomini importanti.
Subito dietro l'altare maggiore è il possente monumento funebre di re Ladislao
dal quale si accede alla cappella Caracciolo del Sole, restaurata nel 1699
e nel 1753.
Ancora una cappella Caracciolo ma del ramo di Vico, troviamo a sinistra del
presbiterio, bella opera rinascimentale attribuita ai Malvito e voluta nel
1517 da Galeazzo Caracciolo. Infatti, tutta la cappella è un piccolo museo
di sculture dal rinascimento al rococò con opere di Giovanni da Nola, Annibale
Caccavello, Santacroce, Finelli, Sammartino.