Opera gotico-provenzale di
Gagliardo Primario.
Il possente basamento di epoca gotica della torre
campanaria ci informa con
un'iscrizione gotica che la chiesa fu eretta nel 1310 da Roberto e dalla
regina Sancia, che fu ultimata nel 1328, e che nel 1330 il
papa Giovanni XXII concesse indulgenze a chi la visitasse, che la consacrazione
della chiesa avvenne nel 1340 presenti gli arcivescovi di Brindisi,
di Bari, di Trani, di Amalfi, di Conca, di
Castellammare, di Vico, di Bojano, di Muro e di
Melfi con l'elenco di tutti i principi presenti della casa reale degli
angioini.
La chiesa visse tre "epoche stilistiche": la prima, "gotica", con
il bellissimo monumento funebre di Roberto d'Angiò
vedi foto,
opera dei fratelli Bertini dietro l'altare maggiore; le tombe reali di Tino di
Camaino e della sua scuola e la grande "sala" affrescata da allievi di
Giotto e Cavallini.
La seconda epoca, "barocca", per il rifacimento e il preteso "abbellimento"
nel 1742 ad opera del Sanfelice, del Vaccaro e dagli aiuti Gaetano
Buonocore, Giovanni del Gaudio, Giuseppe Scarola ed ancora Giuseppe Bonito,
Francesco de Mura e Sebastiano Conca stravolsero tutto lo stile trecentesco
chiudendo trifore e rivestendo tutto con marmi policromi e stucchi in un trionfo
di teatrali linee avvolgenti che nulla aveva a spartire con la severa
architettura trecentesca d'origine. La terza epoca, imposta dal bombardamento
del 1943, che distrusse quasi completamente la chiesa fino a pochi metri
da terra annullando non solo le sovrastrutture barocche, ma tutte le
testimonianze originali sottostanti: le tele, le statue, le tombe, in un danno
incalcolabile.
La ricostruzione ha riportato le linee costruttive all'originale idea
francescana e le poche testimonianze che si sono salvate dall'immane rogo
restano sempre di notevole interesse artistico. Nella seconda cappella a destra
il sarcofago rinascimentale di Antonio Penna, nella terza cappella due sarcofagi
dei Del Balzo, nella sesta cappella due bassorilievi trecenteschi con il "Martirio
della moglie di Massenzio", nella settima cappella quanto è rimasto del
sepolcro di Ludovico di Durazzo, opera trecentesca di Pacio Bertini.
Fa storia a sé la nona cappella che ha conservato la struttura barocca ed è
attualmente il sepolcreto ufficiale dei Borboni.Settecentesco è il
bel sepolcro di Filippoprimogenito di Carlo di Borbone con lapide latina
del Tanucci; di fronte la tomba della venerabile Maria Cristina di Savoia regina
di Napoli. Nel presbiterio sempre a destra il monumento funebre di Maria
di Valois seconda moglie del duca di Calabria, opera di Tino di Camaino e della
sua scuola del 1338. Dietro l'altare maggiore campeggia il grande
sepolcro di Roberto, che ha perduto la parte cuspidata nel bombardamento del'43.
La severa figura seduta del re sovrasta la scritta "cernite Robertum regem
virtute refertum" dettata dal Petrarca che molto ammirò il saggio e colto
angioino. Nel monumento si riconoscono
ancora nelle statue i ritratti di Maria
di Durazzo, Ludovico d'Angiò, Maria di Carlo di Calabria, Giovanna I, Sancia di
Maiorca, Violante d'Aragona, Carlo di Calabria, Maria di Valois, Ludovico
e Martino(figlio di Carlo). Nella nona cappella di sinistra vi è il
sepolcrocinquecentesco di Marco e Paride Longobardi e l'interessante
formella sull'altare. Nell'ottava cappella un sarcofago greco-campano del IV
sec. a.C. decorato a bassorilievo ed usato nel 1632 come lastra
tombale di G.B. Sanfelice.
Nella sesta cappella trecenteschi sepolcri dei Del Balzoed un S.
Francescodi Giovan Domenico d'Auria. Poi vi è la cappella con il
sepolcro di Raimondo Cabanis, gran siniscalco di Roberto d'Angiò e del figlio
Perrotto; i sepolcri di Drugo e Nicola Mermoto sono attribuiti alla bottega di
Tino di Camaino.
Chiostro
Il grandioso "chiostro
maiolicato" (82 m. x 79m.) conta ben 72
pilastri ottagonali, sul lato del quale si aprono il grande refettorio (52m.) ed una bella sala Maria Cristina, recentemente restaurata.
Il chiostro di origine gotica, fu trasformato nel 1742 da Domenico
Antonio Vaccaro che si avvalse dell'opera di Donato e Giuseppe Massa della
celebre famiglia dei "riggiolari" napoletani per rivestire le strutture
del chiostro con stupende mattonelle policrome su disegni dello stesso Vaccaro.
Il campanile
La sua costruzione, iniziata
nel 1328, fu interrotta per la morte di Roberto nel 1343. Della
primitiva torre resta il possente basamento che bel resistette al
terremoto del 1456; la possente costruzione fu completata nel Cinquecento
e arricchita da 5campane cadute per il bombardamento del 1943
e rimesse al loro posto nel 1949.