L'itinerario ha inizio dalla
periferia orientale di Napoli con i quartieri di San Giovanni a
Teduccio e Barra e procede verso San Giorgio a Cremano,
Portici, Ercolano e Torre del Greco, lungo un percorso
continuo di 24chilometri.
La campagna vesuviana e questi " casali ", tutti tra la costa e le
pendici del Vesuvio, diventano particolarmente frequentati dalla nobiltà
dopo che, nel 1738, re Carlo di Borbone volle costruire a Portici
una villa reale, non lontana da quella del principe di Elboeuf. La moda di
villeggiare in questi luoghi, malgrado la costante minaccia del vulcano, è
durata fino ai primi del Novecento.
Sulla strada borbonica, inizio della vecchia arteria che collegava Napoli
con Reggio Calabria ( Strada Regia delle Calabrie ): gli scavi di
Ercolano, la reggia, e, fra Ercolano e Pompei, il tratto
ribattezzato Miglio d'oro, dove sono le più importanti tra le residenze
settecentesche, in stile tardo barocco napoletano, volute dall'aristocrazia
partenopea, le " ville di delizie ". Portici e la reggia La fama di Portici risale a
epoca lontana: vi soggiornarono Petrarca e Boccaccio, è decantata dal Pontano e
dal Martirano in versi eleganti, ha ospitato re, ambasciatori, dignitari,
artisti, provenienti da ogni dove. Il paesaggio è straordinario, l'aria salubre,
le campagne molto fertili; solo il vulcano dà qualche preoccupazione, ma non a
Carlo di Borbone che acquista terre e palazzi nella zona, con l'idea iniziale di
creare una vasta tenuta, per la caccia delle quaglie, che vada dal mare al
Vesuvio.
I grandi lavori di ristrutturazione degli edifici già esistenti cominciano nel
1738 e ben presto prende corpo l'idea di costruire un vero e proprio
palazzo reale, architetto il romano Antonio Canevari. Inizia la " vita nuova
" di Portici, ha inizio, parallelamente, un periodo di intensa
attività artistico-architettonica lungo tutto il tratto di costa vesuviano,
specie sul Miglio d'oro. Sorgono, attorno alla residenza reale, lussuose
ville cortigiane rococò.
Il palazzo, impostato secondo un asse che va dalle falde del vulcano al mare, è
diviso in due corpi di fabbrica dalla strada delle Calabrie, che ne attraversa
la corte passando sotto due cavalcavia aperti sui lati brevi. L'interno ha
sculture e pitture parietali sette e ottocentesche e conserva ancora qualche
reperto antico fra quelli, degli scavi di Ercolano, depositati qui fino
al trasferimento al Palazzo dei Regi Studi, oggi Museo
Archeologico di Napoli. Verso il mare c'è un parco immenso, disegnato
e sistemato da Francesco Geri con chioschi, fontane, peschiere, nonchè elementi
romani di scavo, ulteriormente arricchito in seguito da Ferdinando IV; verso la
montagna un bosco con un fortino, un tempo adibito alle esercitazioni militari.
La reggia di Portici diventa, nel 1872, sede della R. Scuola
Superiore di Agricoltura, nel 1924 R. Istituto Superiore Agrario e,
infine, dal 1935 ospita la facoltà di Agraria dell'Università di
Napoli.
Sorta in una posizione fra le
più felici e suggestive, a valle della borbonica strada delle Calabrie, non
lontano dalla reggia di Portici e contigua alla Villa Favorita,
Villa Campolieto venne edificata per volontà del Principe Luzio di Sangro,
Duca di Casacalenda, che nel 1755, affidò il progetto e l'esecuzione dei
lavori a Mario Gioffredo. Questi impostò l'edificio a pianta quadrata,
articolandolo in quattro blocchi separati dai bracci di una galleria centrale a
croce greca; sulla facciata posteriore innestò un portico circolare - belvedere
coperto verso il mare - e sistemò la scuderia e la rimessa delle carrozze.
Intorno al 1760, quando i lavori erano già in fase avanzata di
esecuzione, Gioffredo fu costretto ad abbandonare l'opera in seguito ai
contrasti insorti con i Casacalenda e fu dapprima sostituito da Michelangelo
Giustiniani e successivamente da Luigi Vanvitelli che, dal 1763 al
1773 ( anno della sua morte ) diresse i lavori completati nel 1775
dal figlio Carlo.
Se l'intervento di Giustiniani fu limitato alla prosecuzione dell'opera di
Gioffredo, non così fu quello di Vanvitelli che apportò sostanziali modifiche al
progetto originario. Vanvitelli, infatti, trasformò lo scalone principale
portandolo oltre il volume originario della fabbrica; modificò il disegno della
rotonda interrompendone il perimetro in corrispondenza degli estremi della
facciata posteriore, lungo la quale aveva disposto un portico rettilineo.
Divaricando le testate così ottenute, mutò in forma ellittica lo spazio
originariamente circolare. Egli realizzò ancora importanti modifiche agli spazi
interni sovrintendendo successivamente, a tutti i lavori di decorazione che
furono realizzati da pittori dell'epoca.
La Villa Campolieto, completata nel 1775, ebbe un periodo di splendore
limitato nel tempo, infatti alla morte del Duca di Sangro nel 1792, i
beni della famiglia passarono al figlio primogenito Scipione che morì nel 1805
senza eredi diretti. Pertanto, già ai primi dell'800, la proprietà veniva
divisa tra i vari nipoti del duca avviandosi verso il declino, culminato dopo
l'occupazione militare negli anni dell'ultimo conflitto, nell'abbandono
dell'edificio ormai pericolante.
La Villa Campolieto, acquistata nel 1977 dall'Ente per le Ville
Vesuviane, è stata riportata al suo primitivo splendore con l'esecuzione di
lavori di consolidamento statico e restauro conservativo ai fini di restituire
all'uso integrato con le esigenze della collettività internazionale l'insieme
monumentale. Si è trattato di un'opera complessa, resa particolarmente
difficile dal precario stato di conservazione del monumento, il cui
completamento rappresenta la migliore testimonianza dell'impegno dell'Ente in
una realizzazione esemplare delle possibilità di recupero del patrimonio delle
Ville Vesuviane.
Non lontano da Villa Campolieto sorge la Villa Petti Ruggiero.
Il posizionamento di tale fabbrica, alle falde del Vesuvio, quindi un area
collinare piuttosto lontana dal mare, la fa appartenere ad una categoria di "
dimore rustiche " legate un tempo soprattutto ad attività produttive di tipo
agricolo priva di quelle pretese di eleganza tipiche delle ville della fascia
costiera.
Fu costruita per volere del barone Petti verso la metà del '700 ed
appartenne a questa famiglia fino al 1863, anno in cui passò ai Ruggiero.
L'attuale configurazione planimetrica della villa non corrisponde precisamente a
quella originaria, come si può notare dalla mappa del Duca di Noja, risultando
uno sviluppo asimmetrico dei corpi di fabbrica rispetto all'asse longitudinale.
La villa presenta lungo la strada una facciata di modeste dimensioni le cui
proporzioni originarie risultano oggi alterate per l'aggiunta di un piano
sopraelevato. Nella composizione della facciata, domina un bel portale, girato a
tutto sesto, in piperno e marmo bianco con ai lati lesene bugnate e capitelli
ionici sormontato da un balcone mistilineo. la decorazione della facciata è
costituita da timpani in stucco che incorniciano le aperture del piano rialzato
e del piano nobile.
L'impianto planimetrico è tra i più consueti: il profondo corpo prospiciente la
strada si prolunga in due brevi ali che, collegate da un'esedra, determinano lo
spazio del cortile ellittico. il vestibolo, posto in asse con il varco
dell'esedra, è articolato nella successione di tre spazi coperti da volte a
crociera che si dilatano nella parte centrale determinando due esedre dove
trovano posto i sedili marmorei che seguono l'andamento delle parti laterali
incurvate.
Il prospetto sul cortile è sicuramente la parte peculiare della fabbrica:
articolato da una serliana, che sorregge una terrazza, con spiccato gusto
rococò. Presenta, infatti, nell'ordine inferiore, una partitura di lesene lisce
che si ripete anche sulle brevi ali laterali che inquadrano i tre varchi del
porticato aperto sul cortile. Sulla facciata del piano superiore, arretrata per
dar luogo alla terrazza, si aprono i balconi incorniciati da cartigli e volute
in stucco e nella parte centrale è disposta una nicchia che ospita il busto di
S. Gennaro nel consueto gesto di fermare la lava del vulcano.
La terrazza, la cui balaustra alterna alle ringhiere panciute poggi in piperno a
sostegno di busti scultorei, secondo un motivo ricorrente nella cultura
settecentesca napoletana, costituisce l'episodio decorativo più ricco di tutto
il complesso. Da qui si può scorgere l'ombroso viale del giardino chiuso sul
fondo da una nicchia.
Villa
Favorita e Parco sul mare ingresso Parco via G. D'Annunzio,
Ercolano
zoom
zoom
L'imponente edificio, opera di Ferdinando Fuga,
denominato la " Favorita " dal re Carlo di Borbone in omaggio alla regina
Maria Carolina d'Austria, presenta un impianto planimetrico piuttosto inconsueto
che si discosta dagli schemi ricorrenti tipici delle ville settecentesche del
Miglio d'Oro.
La facciata, che si sviluppa lungo la strada non presenta infatti, lungo l'asse
centrale aperture che consentano una diretta comunicazione dalla strada verso il
parco. I due cortili d'accesso, asimmetrici, sono collocati lateralmente e il
corpo centrale si dilata verso una direttrice posta in asse con il mare,
concludendosi al piano rialzato, con un terrazzo posto in cima ad uno scalone
semicircolare. Le scale di collegamento tra i piani sono poste alle estremità
delle ali. La novità della composizione architettonica della villa va attribuita
non solo alla particolare impostazione planimetrica, ma anche per
l'articolazione degli spazi, per il gioco dei livelli sfalsati tra il piano
rialzato, il salone ellittico ed il giardino, spunti questi tratti dalla
produzione tardo barocca locale.
La grande area del parco della Villa Favorita ricca di essenze mediterranee e
esotiche alquanto rare, interrotto nella sua continuità dalla linea ferroviaria
e da un asse viario, si conclude verso il mare con l'approdo borbonico.
L'Ente per le Ville Vesuviane, nell'intento di ricucire il tessuto
territoriale del comprensorio di Ercolano, dopo il restauro della Villa
Campolieto ( 1984 ) e Ruggiero ( 1991 ) e delle aree annesse, ha
intrapreso l'opera di recupero della zona a sud del Parco della Villa Favorita,
area nella quale sorgono alcune costruzioni di mirabile pregio quali la
Palazzina del Mosaico, dependance della più sontuosa villa, ed i suoi due coffée
house posti in prossimità della costa.
L'intervento di recupero è stato finalizzato, mediante la piantumazione di
alcune essenze ormai irrimediabilmente deteriorate ed il restauro arboreo
effettuato per altre, alla sistemazione delle aree verdi nonché dei percorsi di
penetrazione al fine di offrire una gradevole " passeggiata " fino al
mare.