Nel 1329 Roberto d'Angiò
ordinò la costruzione di un complesso militare sulla collina di S.
Erasmo (attuale S. Martino) con lo scopo, da un lato , di controllare
le strade che conducevano in città da parte delle alture che la circondavano e,
dall'altro, di tenere sott'occhio l'agglomerato urbano sottostante. Nel suo
disegno strategico il re angioino fu certamente preceduto dai Normanni, i quali,
nel 1170, fecero erigere sulla stessa collina una torre d'osservazione
che, nel tempo dovette assumere dimensioni molto più ampie. Di questa
costruzione si sa poco solo che si chiamava Belforte ed era circondato da
una rigogliosa vegetazione.
Più cospicue sono le notizie circa il maniero voluto da Roberto ad esempio il
nome degli architetti: Francesco di Vito, Tino da Camaino e Atanasio Primario.
Nel 1348 il castello, appena finito, dovette sostenere il suo primo
assedio da parte del re d'Ungheria, Ludovico, che aveva organizzato una
spedizione contro il regno di Napoli per vendicare il fratello Andrea, la cui
uccisione era attribuita vox populi a sua moglie, la regina Giovanna
d'Angiò. Ma la permanenza del re Ludovico durò poco perché lo scoppio di una
micidiale pestilenza lo indusse a far fagotto al più presto. Una seconda
spedizione si ebbe nel 1350 e si concluse con una pace seguita a convulse
trattative. Seguì una dura lotta tra i rami d'Angiò e Durazzo e l'altra regina
Giovanna di Durazzo vendette il castello ad un suo amante per 2500 ducati.
Il nostro maniero divenne di nuovo il più ambito obiettivo militare quando,
successivamente, Francesi e Spagnoli si contesero il possesso del regno di
Napoli. Il re di Spagna Carlo V decise di ricostruire ex novo il castello e a
promuovere l'iniziativa fu Pedro de Toledo, l'unico viceré spagnolo che, quando
decideva di fare qualcosa, lo faceva con la dovuta serietà e con indiscutibile
efficienza: egli, infatti lasciò a Napoli un'impronta indelebile, conferendo al
centro storico parte delle soluzioni urbanistiche che ancora oggi lo
caratterizzano. L'architetto fu spagnolo, Pietro Luigi Scribà, che iniziò ad
operare nel 1537 effettuando una generale fortificazione dell'intera
altura di S. Martino. Lo Scribà concepì il maniero a pianta stellare con sei
punte comprendente le aree destinate alla difesa, alla polveriera, l'alloggio
per il castellano e quelli per la guarnigione, ampi cortili e sotterranei,
ambienti per la detenzione, vasti magazzini, una chiesa e una colossale piscina
in grado di assicurare un abbondante rifornimento idrico. Un'opera "ciclopica"
con mura in pietra tanto spesse e robuste da risultare praticamente
inattaccabili.
Nel 1587, però, a causa di una terribile tempesta, un fulmine si abbatté sulla
polveriera e fece esplodere parte della costruzione che cadendo sulla città recò
notevoli danni a molti monumenti e chiese.
Vale la pena di visitare la chiesa di S. Erasmo del 1547 che
conserva un pregevole pavimento in maiolica e cotto. Dietro l'altare vi è la
tomba di Pietro de Toledo, parente del viceré e primo castellano di S. Elmo. Di
fronte all'ingresso della chiesa si trovano le prigioni nelle quali furono
rinchiusi, tra gli altri Giovanna di Capua, principessa di Conca, per le sue
sfrenatezze erotiche che la portarono fino al delitto; Tommaso Campanella che,
si racconta, qui scrisse la sua "Città del sole"; Angelo Carasale, l'architetto
che progettò e realizzò il San Carlo che fu accusato di aver lucrato sui fondi
dei lavori e per questo morì di crepacuore; Mario Pagano; Domenico Cirillo;
Gennaro Serra di Cassano; il conte Ettore Carafa; Francesco Pignatelli; Giovanni
Bausan; Luigia Sanfelice; Pietro Colletta; Carlo Poerio; Silvio Spaventa ecc.