Cenni Storici Il palazzo che ospita il museo è il
quattrocentesco Palazzo Como. La bella costruzione rinascimentale corse
il rischio di essere abbattuta per esigenze urbanistiche (l'ampliamento
ottocentesco di via Duomo), ma grazie alle insistenze del Settembrini e di Carlo
Tito Dalbono, fu smontato nei suoi singoli elementi che vennero poi rimontati
venti metri più avanti dove ora si trova.
Originariamente ad un solo piano, il palazzo nel 1292 apparteneva al
vicario di Carlo II d'Angiò, Riccardo Como d'Albignano; fatto ingrandire nel
1454 da Giovanni e Fabio Como fu, nel 1490 ad opera di Francesco da
Settignano, Ziattino di Benozzo e Domenico Felice da Firenze, definitivamente
portato a quella forma "fiorentina", che ancora presenta. Presenta un
armonico e raffinato bugnato toscano nella facciata ed eleganti finestre di
piperno. Alfonso d'Aragona contribuì all'ampliamento con l'acquisto di un
giardino accanto al palazzo e per gratitudine i Como aggiunsero sulla facciata
lo stemma aragonese al proprio. Anche Lucrezia d'Alagno, il grande amore di
Alfonso,vi abitò per qualche tempo poi, col declinare delle fortune aragonesi,
anche quella dei Como venne compromessa al punto che i figli di Angelo
Como, cortigiano di Alfonso, vendettero il palazzo ai canonici della
Cattedrale. Nel Cinquecento appartenne alla famiglia de Bottis che se liberò
presto per il timore dovuto a inspiegabili fenomeni di "presenze" che i
popolani attribuirono al "munaciello" (lo spiritello bizzarro, e non
sempre nemico, che infastidiva gli abitanti delle vecchie dimore napoletane). Il
palazzo ebbe poi diversi proprietari e divenne persino sede di una distilleria
di birra ad opera di un certo Antonio Mennel nel 1815. L'antica dignità
ritornò al palazzo nel 1863 quando fu sede municipale e poi pretura della
sezione Pendino.
Attualmente, come dicevamo prima, è sede del Museo civico Gaetano Filangieri:
dono alla città di Napoli delle raccolte del principe Filangieri ad opera
del nipote Gaetano Filangieri Junior. Purtroppo gran parte delle raccolte è
andata distrutta nell'ultima guerra nell'incendio procurato nel 1944 da
un attacco tedesco a San Paolo Bel Sito dove le raccolte erano state
trasportate per maggiore sicurezza insieme alla parte più preziosa dell'archivio
di Stato anch'essa malauguratamente perduta nell'incendio. Riordinate le
raccolte scampate alla distruzione, il museo si è arricchito di successive
donazioni, come quella del Perrone riguardante le porcellane.
Attualmente raccoglie dipinti, sculture, rilevanti collezioni di arte applicata
(armi, maioliche, porcellane - ricami e merletti), libri ed interessanti
documenti d'archivio.
Durante il terremoto del 1980 fu notevolmente danneggiato ma, presto
restaurato, riordinato ed organizzato per garantire una maggiore leggibilità
degli oggetti esposti non ha perso nulla del fascino e del calore del suo
originario allestimento che costituisce una testimonianza storica estremamente
interessante.
Le opere Il patrimonio artistico del museo
è costituito oggi da più di tremila oggetti organizzati secondo criteri
tipologici, cronologici o, spesso, semplicemente, estetici.
Le raccolte documentano tanto l'arte italiana quanto quella straniera.
Entro le vetrine, gli armadi, le pareti o sul pavimento trovano posto: armiorientali ed occidentali dal XV al XIXsecolo;
dipinti e sculture dal XIV al XIXsecolo;
maioliche e porcellane delle più importanti manifatture italiane
ed europee; monete, pastori ed altri spendidi oggetti d'arte
applicata.
Completano il museo un'elegante e ricca biblioteca ed un importantissimo
archiviostorico.
Parte integrante del Museo è la splendida Villa Livia al
Parco Grifeo, casa-museo, luogo di esposizioni temporanee, convegni, e
concerti e sede del Centro Internazionale di studi Numismatici.
I pavimenti del Museo sono siglati M.S.O.il cui significato è: "Museo
Scuole Officine", testimoniano il concetto di museo, quale laboratorio,
luogo di ricerca e sperimentazione sul campo delle arti applicate.
In questo spirito, diverse stoffe e sete rappresentano le
manifatture di S. Leucio. Armi orientali: cinesi, persiane, arabe, marocchine spiccano per le loro
caratteristiche stilistiche e tipologiche. Fucili a miccia, mazze cerimoniali, spade ed armi in
asta sorprendono per l'elegante fattura, per gli intagli, per la fine
cesellatura. Attrezzi da cavallo, spade, elmi e perfino una colubrina
di origine aragonese.
Un'elegante scala elicoidale di 40 gradini in piperno, decorata da stemmi
marmorei, torcieri ed armi conduce alla sala Agata, sul percorso, statue
ed armature di pregevole fattura.
L'architettura, i mosaici, il meraviglioso lucernario a
cassettoni, il ballatoio in legno intagliato, la biblioteca,
rastrelliere e vetrine formano un tutto armonico dove trovano sede
ricchissime collezioni.
Ricca la pinacoteca e di grande interesse i dipinti, tra cui:
"S. Agata" del Vaccaro, "Il trionfo di Galatea" ed "Il convito
di Baldassarre" di Luca Giordano, "Santa Prassede" del Luini e "La
testa di S. Giovanni Battista" del Ribera.
Ventiquattro vetrine intagliate, sul passaggio pensile, consentono di ammirare
una grande quantità di capolavori di porcellana, provenienti da
Meissen, Zurigo, Sevres, Vienna e, naturalmente, dalla
Real Fabbrica di Capodimonte.
Piatti cinquecenteschi di maiolica, preziosi ricami e merletti
siciliani del XVIsecolo e paramenti liturgici del
'600 e '700 completano l'esposizione. Nella severa libreria
che conta 15.000 volumi, è conservata una notevole raccolta di
manoscritti e 150 pergamene, delle quali alcune risalgono all'epoca di
Giovanni d'Angiò.
E' conservata anche, tra oltre diecimila monete, la collezione Bovi-
Mastroianni, particolarmente pregiata per la sua omogeneità.
Al Museo Filangieri, è possibile riscoprire frammenti significativi della
realtà napoletana della fine del secolo scorso ed il passaggio di una singolare
collezione, dall'uso privato a quello pubblico.