Museo
Ferroviario Nazionale di
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Il re Ferdinando II di Borbone,
sovrano del Regno delle Due Sicilie, a causa della dipendenza del suo
regno dall'industria straniera, volle avviare un processo di industrializzazione
e lo sviluppo delle strade ferrate ne fu uno degli aspetti più rilevanti.
Proprio qui, nel Meridione, fu costruita la prima linea ferroviaria in Italia,
la Napoli-Nocera-Castellammare il cui primo
tratto (Napoli-Portici) fu inaugurato il
3 ottobre 1839.
La locomotiva, chiamata "Vesuviana", fu montata a Napoli con
pezzi costruiti e progettati in Inghilterra sul
prototipo della Rocket ed era capace di raggiungere la velocitá di 60
Km/h.
Il 6 Novembre
1840, Ferdinando II emanó un decreto per l'acquisto di un suolo posto al
confine fra Napoli e Portici sul quale impiantare un nuovo
Opificio. Il luogo, anticamente detto Leucopetra, dopo l'eruzione del
Vesuvio del 1631 era stato denominato Pietrarsa. Le prime
sette locomotive costruite a Pietrarsa con materiali inglesi furono
chiamate: Pietrarsa, Corvi, Robertson, Vesuvio,
Maria Teresa, Etna, Partenope. Nel 1845 lo zar Nicola I
di Russia su invito di Ferdinando II visitó le officine, rimanendo molto colpito
tanto da ordinare di rilevare la pianta dello stabilimento per riprodurlo
nell'aria industriale di Kronstadt. L'Opificio di Pietrarsa fu visitato
anche da Papa Pio IX. L'imponenza degli Edifici del Museo si rileva in modo
spettacolare nel padiglione dei modelli, una volta reparto torneria.
Nel Padiglione modelli, infatti, sono conservati plastici statici e in
movimento fra cui, molto significativo, quello realizzato dalla Bettinart che
illustra l'antico sistema a terza rotaia della Milano-Varese-Porto Ceresio.
Nel 1853 il Reale Opificio di Meccanico e Pirotecnico di Pietrarsa
era ormai completo in tutti i suoi reparti di lavorazione ed in piena
efficienza, tanto da divenire il primo nucleo industriale della penisola. In
quegli anni nello stabilimento oltre che lavori per le ferrovie, si eseguivano
opere pirotecniche per la guerra, macchine e strumenti per porti, cantieri ed
arsenali, macchine a vapore per la Marina del Regno e anche, opere di notevole
pregio artistico come statue e busti. Due candelabri fusi a Pietrarsa,
tuttora illuminano lo scalone principale del Palazzo reale di Napoli. Nel
Padiglione "locomotive" ex reparto montaggio, si trovano 24
locomotive a vapore e quattro locomotive trifase che offrono un ampio
panorama sulla evoluzione della tradizione su rotaia.
Nel 1860, con la
caduta del Regno Borbonico e con l'unitá d'Italia, Pietrarsa passò in
gestione al governo Italiano. L'Opificio fu rilevato dalla ditta Bozza. La ditta
Bozza ridusse le maestranze ed allungó l'orario di lavoro fino ad 11
ore giornaliere, licenziò molti operai i quali indissero uno sciopero. Bozza
spaventato ottenne la rescissione del contratto, in seguito la gestione
dell'Opificio passò alla società Nazionale di Industrie Meccaniche, la quale
abbinò la produzione di Pietrarsa con quella dello stabilimento dei
Granili. Il primo Gennaio 1878 lo Stato decise di
gestire direttamente lo Stabilimento di Industrie Meccaniche di Pietrarsa
e Granili affidandone la direzione all'Ing. Passarini. Durante la
gestione Passarini furono costruite 110 locomotive, 845
carri, 280 vetture e varie caldaie. I rotabili costruiti a
Pietrarsa furono utilizzati su tutta la rete italiana. Nel 1885 con le
Convenzioni Ferroviarie, l'esercizio di tutta la rete nazionale fu dato in
concessione a tre societá: l'Adriatica, la Mediterranea e la Sicula. Con la
gestione della Rete Mediterranea, Pietrarsa e Granili furono
ristrutturate e dotate di nuovi mezzi. Le officine furono destinate alla "Grande
Riparazione" e non piú alla costruzione del materiale rotabile.
Lo Stato Italiano con la legge del 22 aprile 1905, assunse
l'esercizio diretto di tutte le linee ferroviarie del territorio nazionale e,
quindi, anche delle due officine napoletane.
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Pietrarsa continuò a provvedere alla Grande Riparazione delle locomotive
a vapore, mentre Granili fu destinata alla riparazione dei veicoli e alla
fusione di getti in ghisa e bronzo.
Nei due stabilimenti furono operati dallo stato interventi di ristrutturazione
sia per gli edifici che per le attrezzature. Tali interventi consentirono alle
officine di operare durante il II conflitto mondiale il massimo sforzo di
produttività.
Durante il periodo post-bellico la diffusione delle
locomotive diesel ed elettriche determinò il declino delle locomotive a vapore
ed inoltre anche le officine di Pietrarsa si avviarono ad rapido declino
essendo destinate alla riparazione dei pochi rotabili a vapore rimasti in
circolazione. Il 20 dicembre 1975, le Offine di Pietrarsa
cessarono la loro attività.
Quel giorno fu consegnata all'esercizio l'ultima locomotiva uscita dalla "Grande
Riparazione" la 640.088.
I padiglioni dell'ex Opificio Borbonico si resero disponibili come spazi
espositivi di grande fascino architettonico per un museo a carattere nazionale
sulla "civiltá della rotaia".
Un progetto realizzato grazie all'Ente Ferrovie dello Stato con l'inaugurazione
del Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa avvenuta il 7 ottobre
1989.
I lavori di restauro delle officine di Pietrarsa per adattarle ad una
funzione espositiva sono stati condotti nel rispetto delle caratteristiche
ambientali e stilistiche dell'antico Opificio borbonico.
...altri Musei a Napoli : http://www.dentronapoli.it/Musei/Musei.htm