Compositore italiano: figlio di un magistrato, inizia privatamente
a studiare il pianoforte, per poi entrare nel 1866 al Conservatorio di
San Pietro a Majella di Napoli, dove si diploma nel 1874.
Contemporaneamente si iscrive alla facoltà di lettere dell'università di
Bologna e segue i corsi del Carducci; si laurea all'età di 20 anni,
dopo aver anche compiuto la partitura dell'opera storica "Chatterton",
che verrà rappresentata solo nel 1896 a fama raggiunta.
Si mantiene insegnando privatamente il pianoforte e suonando nei caffè concerto
in Francia e in Inghilterra, quando uno zio, direttore della
Stampa al Ministero degli Esteri, lo invita in Egitto dove dal 1882
è attivo per qualche anno presso la corte.
Ma la guerra anglo-egiziana costringe Leoncavallo a lasciare l'Egitto
e a trasferirsi in Francia: qui, grazie al baritono Maurel, entra in
contatto con l'editore Ricordi, da cui ottiene la commissione per una trilogia,
il "Crepusculum", che nelle intenzioni del compositore deve comprendere "I
Medici", "Savonarola" e "Cesare Borgia". Leoncavallo riuscirà solo a comporre "I Medici", che andrà in
scena senza troppo successo nel 1893.
Nel frattempo, stimolato dal successo di "Cavalleria rusticana" di
,Mascagni Leoncavallo si dedica febbrilmente alla stesura di una nuova
opera.
In 5 mesi di lavoro a Vacallo, in Svizzera, mette a punto
musica e testo dei "Pagliacci".
Il libretto è tratto da un processo tenuto dal padre durante l'infanzia del
musicista: i "Pagliacci" si presenta così non come una vicenda
verosimile, ma vera.
Inoltre si presta a far rivivere il vecchio trucco del teatro nel teatro:
Leoncavallo, non ancora soddisfatto, fa precedere l'opera da un prologo dove
si enuncia un vero e proprio manifesto del verismo musicale; l'opera, presentata
nel 1892 al Teatro Dal Verme di Milano con la direzione di
Toscanini,è un clamoroso successo.
Da quel momento in poi il nome del compositore si diffonde anche all'estero e
questo nonostante il fatto che il musicista non riesca a replicare quella
fortunata combinazione.
Prova anche a scrivere una sua "Bohéme", diversa da quella pucciniana
nella sua conduzione verista e nell'attenzione maggiore posta sui personaggi di
Marcello e Musetta: il risultato è ottimo, ma la fortuna della "Bohéme"
di Puccini mette in ombra quella di Leoncavallo.
Il compositore ritrova il consenso con "Zazà" del 1900, un'opera
che racconta dall'interno l'ambiente teatrale e che verrà portata su tutti i
palcoscenici del mondo dalla sua affezionata sostenitrice Emma Carelli.
È l'ultima opera in cui il compositore provvede in prima persona alla stesura
del libretto: subito dopo il musicista decide di conquistare palcoscenici
europei e, sempre nel 1900, manda in scena a Parigi "Maja".
Ma è la Germania il paese in cui pubblico e critica sembrano meglio
disposti verso il musicista: nel 1904 va in scena "Der Roland von
Berlin", che gli conquista i favori di Guglielmo II e alcune altissime
onorificenze.
Dopo un periodo dedicato allo studio dell'operetta, Leoncavallo torna
all'opera nel 1916 con "Goffredo Mameli", un lavoro di intento
patriottico scritto per avvalorare la sua conversione all'interventismo,
accompagnata dal gesto dannunziano della restituzione delle onorificenze
ricevute da Guglielmo II.
Negli ultimi anni di vita si dedica ad altre opere minori o, addirittura come
nel caso di "Prometeo", mai rappresentate: la morte lo coglie a
Montecatini mentre è al lavoro su un libretto desunto dalla cronaca nera
sarda, "Tormenta".