Nacque a Taranto nel
1740, è considerato uno dei maggiori riformatori della musica moderna. Le
attitudini musicali del Paisiello furono scoperte dai gesuiti di
Napoli ai quali fu affidato per la sua formazione. Studiò musica nel
conservatorio di S. Onofrio al quale fu iscritto l'8 luglio 1754 e
che lasciò a ventitré anni e dove fu allievo del Durante. Nel 1763 fu
nominato da don Giuseppe Carafa direttore musicale nel teatro Marsigli-Rossi
di Bologna; nel 1766 passò poi al Teatro Nuovo dove
l'impresario gli commissionò un'opera buffa " La vedova di Belgenio ",
che fu la prima di una lunga serie di opere dello stesso genere. Visse nove anni
alla corte di Caterina II di Russia; fu console a Parigi presso
Napoleone I (1802). Richiamato a Napoli, ebbe numerosi uffici
alla Corte e scrisse per il Teatro S. Carlo, ma nel 1815
perdette tutte le cariche per non aver seguito il Borbone in Sicilia. Musicò più
di 100 opere, tra cui " Nina pazza per amore " (opera semiseria
che ebbe un successo grandissimo), " Il barbiere di Siviglia ", " La
serva padrona ", " La bella molinara ", " Re Teodoro a Venezia
". Morì nel 1816.
Come scrive Andrea della Corte " ebbe ricca la vena dell'ironia e quella del
patetico. E l'una era capace di compiaciuta corrosività popolaresca, mirante
specialmente allo spasso, e anche di arguzia sottilmente aristocratica; l'altra
di interpretazioni squisite e toccanti, e sempre nobili, mirante alla
commozione. Si può insistere su tali caratteri antitetici del popolaresco e
dell'aristocratico, sia perché la commedia rifletteva il distacco delle classi
sociali, e la consuetudine teatrale classificava comiche anche le persone
tristi, se di nascita plebea, sia perché l'accento napoletano e meridionale
dell'ironia è particolarmente caricaturale, agile, fantasioso, immaginoso e
punge, scotta, frusta, contento dell'improvvisazione che colga nel segno e
precisi il rilievo dell'osservazione. - Riuscì eccellentemente in tutti i casi,
dall'imitazione quasi realistica dell'oggetto comico, col mezzo di strumenti
popolareschi, di ritmi e di assonanze popolaresche, e dalla rappresentazione
allegorica nella parodia, col rifacimento di motti musicali divenuti celebri, di
effetti ritmici e coloristici d'un presunto esotismo, alla liricità del
patetico, dalla serena tenerezza all'affanno. Ma il popolaresco, in quanto
stile, non è poi limitato alle rappresentazioni popolaresche e gaie; anche le
più flebili e nobili melodie sono paesane. Si potrebbe dirle dialettali, o
pensate in dialetto e tradotte in italiano. Per ciò - fu realmente uno stilista,
rimasto incontaminato, si può aggiungere, da contatti stranieri e da studiose
ricerche d'altri stili. E come tale, e come fecondo inventore di espressioni e
di formule incisive, fu più volte esemplato da Mozart ".