Giovanni
Battista Pergolesi
Nacque a
Jesi il 3 gennaio 1710 da Francesco Andrea e da Anna Vittoria e fu
battezzato il giorno seguente nella Cattedrale di S. Settimio. E’ quasi
certo che la sua famiglia fosse originaria di Pergola. Da qui, come era
frequente nel Centro Italia, la denominazione Pergolesi diventata cognome
in luogo di Draghi. Ebbe i suoi primi maestri tanto di grammatica che di musica
nella città natale. Fu il Marchese Cardolo Maria Pianetti, presso il quale il
padre era a servizio, ad intuirne le capacità musicali e quindi provvedere a che
seguitasse gli studi a Napoli presso il Conservatorio dei Poveri di
Gesù Cristo. Incerta rimane la data dell'arrivo nella città partenopea,
nel 171 8 divenne allievo di
Francesco Durante, uno dei grandi padri della scuola napoletana. Nel 1729 egli è
incaricato di guidare un piccolo numero di strumentisti nelle manifestazioni
pubbliche che si svolgevano a Napoli, alle quali gli alunni del
Conservatorio erano obbligati a partecipare. Nel 1731 Pergolesi
si licenzia dall'Istituto, dove tra gli altri aveva avuto come maestri Leonardo
Leo e Francesco Durante, presentando, come era costume, un saggio finale dal
titolo "Li prodigi della Divina Grazia nella Conversione di S.
Guglielmo Duca d'Aquitania". Nello
stesso anno compose anche l'oratorio in due parti "La fenice sul rogo, ovvero la morte di S. Giuseppe". Nel 1732 portò a termine la sua prima
esperienza sulla difficile strada del melodramma, componendo la "Salustia",
presentata con successo al Teatro San Bartolomeo. Fu chiamato quindi a
ricoprire il posto di Maestro di Cappella per i Principi di Stigliano sotto la
cui protezione compose per il Teatro dei Fiorentini la commedia in musica
"Lo frate 'nnamurato". A dicembre Napoli fu scossa da un
terribile terremoto e la città, colpita nel più profondo del suo tessuto urbano,
gli commissionò una Messa solenne per impetrare la protezione di S. Emidio.
In brevissimo tempo, dunque, Pergolesi divenne uno dei personaggi più
noti ed ammirati nel panorama della musica partenopea. Il suo cimentarsi nei
generi più in voga, i successi ottenuti, la protezione degli Stigliano, gli
valsero consensi e gli aprirono una strada che sembrava non potesse avere
ostacoli. Ma la vera consacrazione avvenne nel 1733 con "La
serva padrona" su testo di G.A. Federico, che ebbe immediata diffusione
in Italia ed Europa. Si trattava di un intermezzo, che nella produzione del '700,
veniva rappresentato negli intervalli tra un atto e l'altro di un'opera seria,
ad intrattenere un pubblico spesso disattento e rumoroso. In realtà modesta
attenzione fu riservata alle turbinose vicende della composizione maggiore "Il prigioniero superbo". Gli applausi ed i consensi furono tutti per le intriganti manovre
della astuta Serpina nei confronti del compassato Uberto. Nel febbraio del
1734 Pergolesi fu nominato Maestro soprannumerario della Cappella
reale, ma nel maggio dello stesso anno Carlo di Borbone entrava a Napoli
e cacciava gli Asburgo d'Austria. Pergolesi si trovava a Roma dove
il duca Marzio Maddaloni lo aveva chiamato per le celebrazioni in onore di S.
Giovanni Nepomuceno. Nella Cappella Nazionale Boema della chiesa di S.
Lorenzo in Lucina diresse la Messa in fa maggiore per soli, quattro cori e due
orchestre. Questo fatto così significativamente filoasburgico, come del resto lo
era il suo nuovo protettore duca Maddaloni, avrebbe potuto recargli antipatie da
parte della nuova famiglia regnante. Fatto è che, ritornato a Napoli potè
rappresentare sempre al S. Bartolomeo l'opera seria "Adriano in Siria" con l'intermezzo "Livietta e
Tracollo", conosciuto anche come "La contadina astuta" e "La finta polacca". Intanto su l'onda del successo della Messa, il Teatro
Tordinona di Roma gli commissionava un'opera seria su libretto di Pietro
Metastasio. Nacque così "L'Olimpiade" che non fu accolta favorevolmente ma, oggi, da taluni
è considerata la sua opera seria più bella. Doveva essere questo l'ultimo
viaggio di Pergolesi che ritornò definitivamente a Napoli
combattuto dalla tisi, male che minava ogni giorno di più le sue forze. A
questo punto si intreccia nella sua vita la storia, riportata dal Florimo, del
profondo, contrastato e, per entrambi, drammatico amore con Maria Spinelli, di
cui tuttavia non si hanno documenti, come ha dimostrato Benedetto Croce.
Nell'autunno del 1735 al Teatro Nuovo, Pergolesi fece
rappresentare "Il Flaminio", il cui successo lo ricompensò delle delusioni romane.
Si trasferì allora a Pozzuoli dove il clima più dolce sembrava potesse
recargli beneficio. Nel Convento dei Cappuccini, istituito dalla famiglia
protettrice Maddaloni, fu ospitato con amore dai Padri Francescani e continuò a
comporre fino alla morte avvenuta il 16 marzo 1736 a soli 26 anni.
L'opera che in assoluto innalza Giovan
Battista Pergolesi ai livelli assoluti della musica è lo Stabat Mater
composto, secondo Paisiello, poco dopo l'uscita dal conservatorio dei Poveri di
Gesù Cristo nel 1730 circa. Ma la tradizione vuole che questa sia la sua
ultima opera (addirittura incompiuta e terminata da Leonardo Leo). Secondo il
marchese di Villarosa, primo serio biografo Pergolesiano, la commissione di
comporre lo Stabat Mater gli venne conferita
dall'Arciconfraternita della Vergine dei Dolori, prima della sua partenza per
Roma nel 1735.
...altri musicisti napoletani :
http://www.dentronapoli.it/Musicisti/Musicisti.htm
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