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Astroni
Alla scoperta delle antiche vigne
Passeggiare sul bordo di un cratere facendo
attenzione agli inciampi quando si costeggia il muro di cinta
borbonico: potrebbe partire, appunto, dal Cratere degli Astroni
il viaggio alla scoperta di quei vignaioli che hanno dato la
loro disponibilità perché i visitatori possano «assaporare i
luoghi del vino e i profumi e i colori dell'autunno campano».
L'appuntamento è per domenica 15 novembre, in occasione
della kermesse «San Martino in cantina» proposta dal Movimento
campano Turismo del Vino, guidato da Daniela Mastroberardino.
Eccoci, allora, alle Cantine degli Astroni di Agnano che con lo
slogan «cultura, folklore e passione per il gusto» guida gli
ospiti attraverso «percorsi armonizzati da note e melodie di
canto popolare» fra i vigneti e gli spazi delle cantine per
conoscere non solo il Novello, soprattutto Piedirosso e
Falanghina, tipici dei Campi Flegrei, ma anche tutto un
corollario di tradizioni. Le visite guidate sono programmate
ogni sessanta minuti; dopo si può passare al museo contadino
dove sono in esposizione gli attrezzi che raccontano le origini
e la storia della viticoltura del territorio, corredata da una
mostra fotografica. E per finire uno spettacolo musicale di
posteggia con gruppi folkloristici napoletani. Per i cultori una
ulteriore possibilità: l'accesso ai laboratori di degustazioni
guidate di vino; ma in questo caso è necessaria la prenotazione
telefonando al numero
081-588.4182.
Le cantine sono aperte dalle 10 alle 16. E gli
instancabili potrebbero approfittare della festa del vino per
riscoprire quel vulcano spento che una volta era una riserva
reale di caccia. Al suo interno presenta una forte depressione
con alcuni rilievi, il Colle dell'Imperatrice e il Colle della
Rotondella. Uno dei più importanti boschi storici italiani, il
Cratere degli Astroni, con la sua grande varietà di piante,
soprattutto durante il periodo autunnale si presenta
particolarmente suggestivo. Per visite guidate telefonare allo:
081-588.3720. Con
Salvatore Totaro della Compagnia di Narratori dell'Arte di Mani
e Vulcani la cantina Grotta del Sole, di Quarto in provincia di
Napoli, accoglie i visitatori per rivivere il mito del
«pazzariello» che, impugnando in una mano un bastone dorato e
nell'altra una bottiglia di vino, reciterà una serie di
filastrocche benauguranti per i prossimi vini e per scacciare il
malocchio. Oltre a un bicchiere di spumante asprinio d'Aversa si
potranno degustare prodotti tipici.
Tel. 081-876.2566.
Visite guidate nelle antiche grotte di tufo, dove c'è la bottaia,
a una profondità di 11 metri, propone la cantina Magliulo
di Frignano, in provincia di Caserta, preferibilmente su
prenotazione
(telefono: 081-890.0928).
Qui sarà possibile anche gustare salumi e formaggi che saranno
ancora più gustosi e abbinati al vino Novello che consiglierà il
sommelier. Non solo vino, però ma anche prodotti biologici, a
cominciare da marmellate e miele di castagno e di acacia, è
possibile trovare presso la cantina Torregaia di Dugenta, che si
trova nel beneventano. Tra le proposte anche quella di un pranzo
tipico con abbinamento di vino novello e accompagnato da musiche
dal vivo. (Telefonare allo:
0824-9783.74. Aglianico, caldarroste e
tammorre, dunque, per una giornata d'autunno alle cantine
Terredora di Montefusco, nell'avellinese. Si promettono
«indimenticabili sorprese». (Telefonare
allo: 0825-9682.16).
E' bello sapere che agli
Astroni
Il formaggio: È punteggiato da occhiature da cui
prende il nome e che gli danno un aspetto originale: è il
formaggio cacciocchiato, di pasta filata, dal sapore delicato ma
deciso che i buongustai consigliano di mangiare con il classico
pane cafone, possibilmente appena sfornato.
Il vino: Soprattutto falanghina, piedirosso e aglianico nelle
cantine che apriranno le loro porte ai visitatori, guidati da
esperti sommelier per immancabili degustazioni; ma farà la sua
apparizione anche l'asprinio d'Aversa per brindare al dio Bacco
e per propiziare le vendemmie future.
Le castagne: Un accostamento naturale il vino con le castagne,
entrambi simboli dei prodotti autunnali e che verranno proposti
ovunque. Le castagne saranno offerte nella loro veste più
consueta di caldarroste, ma non resterà deluso chi le apprezza
anche nelle versione dolciaria.
I salami: tagliati a punta di coltello, aromatizzati con grani
di pepe nero e lavorati da mani esperte, mentre per gli ospiti
dal gusto più complesso la scelta può cadere su salumi
arricchiti con semi di finocchietto. E una importante premessa:
prodotti con maiali rigorosamente nostrani.
Il miele: Nelle vigne e dintorni, oltre al vino ealle castagne,
ha un buon piazzamento anche il miele. Sono soprattutto due le
varietà che hanno dimora fissa nei vigneti: il trasparente,
profumatissimo miele di acacia e, naturalmente, quello scuro,
dal sapore forte, di castagno.
(CARMELA MAIETTA)
Notizia tratta da:
Il Mattino di Napoli
Intra et Extra Moenia
Il cappello, piume e
velette
per la toilette della donna del Novecento
Velette, piume, uccelli, spilloni decoravano nel ’900 i
cappelli. Novanta cappelli, donazione di Caterina Gangemi,
saranno in mostra domani presso la «Fondazione Mondragone». Sono
un dono della figlia Virginia, un omaggio ad una colta e
raffinata signora, pianista allieva di Cilea e Vitale,
scomparsa, centenaria nel 2003. La mostra sarà inaugurata
alle 17 e resterà aperta in piazzetta Mondragone 18,
fino al 10 gennaio. Il cappello nel ’900 fu un
accessorio determinante, siglava una toilette, indicava il gusto
della dama; per noi è l’immagine di un’epoca. Si è sempre
presentato in modi diversi. Negli anni Venti è una piccola
cloche, funzionale, severa ma pratica, mostra la fronte, è
adatta al mito della velocità. La frivolezza degli anni ’30
suggerisce colori, fiori barocchi di stoffa e asseconda
elaborate pettinature. Ma in tempo di guerra, per la scarsità
dei tessuti il cappello spesso si riduce ad un tamburello di
feltro, maglia o velluto. Nel dopoguerra, poi, la moda del
cappello per poco si impone con uno splendore un po’ forzato:
spume, tulle e fiori artificiali. Ma alla fine degli anni ’50
la tradizione sembra quasi esaurirsi. Ormai negli anni ’60 il
cappello non ha motivo di esistere, le pettinatura cotonate lo
respingono, le modiste - che le signore della buona società
chiamavano solo per nome - si arrendono dinanzi ad una moda che
si serve solo di capi di boutique, all’insegna di un gusto
unisex, che deride questo accessorio. Poi il finale, alla
sfilata di moda di Schiapparelli: la toilette termina con una
sciarpa che avvolge la testa. Oggi il cappello sopravvive nella
media borghesia per segnare i tempi della vita: battesimo,
matrimonio e funerale. L’etichetta impone il cappello solo
davanti ad una regina, rarissime le altre occasioni. Si ricorda
il rifiuto che Litza Valenzi oppose al Cerimoniere di Corte
quando la regina Elisabetta nel 1980 venne a Napoli «il
cappello non lo metto, non mi sta bene perché porto gli
occhiali». Abbiamo cappelli del Novecento in casa? Forse una
cappelliera tonda di cartone con la targhetta della «Vinti» con
qualche bel cappello della nonna sistemato sulla base alta di un
armadio, sembra trascuratezza, invece è il tenero corpo di un
rituale. Caterina Gangemi, elegante, alta, snella, dal gusto
sicuro poteva permettersi anche cappelli stravaganti che portava
con grazia e sottile ironia. Questa mostra è un omaggio a lei ed
un tenero tassello del Novecento.
(MARINA GUARDATI
)
La notizia è tratta da:
Il Mattino di Napoli

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