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               Come arrivare: vista del Cratere degli Astron
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 edizione del 13 Novembre 2009

 

 

  Astroni (Na)


Astroni
Alla scoperta delle antiche vigne

Passeggiare sul bordo di un cratere facendo attenzione agli inciampi quando si costeggia il muro di cinta borbonico: potrebbe partire, appunto, dal Cratere degli Astroni il viaggio alla scoperta di quei vignaioli che hanno dato la loro disponibilità perché i visitatori possano «assaporare i luoghi del vino e i profumi e i colori dell'autunno campano». L'appuntamento è per domenica 15 novembre, in occasione della kermesse «San Martino in cantina» proposta dal Movimento campano Turismo del Vino, guidato da Daniela Mastroberardino. Eccoci, allora, alle Cantine degli Astroni di Agnano che con lo slogan «cultura, folklore e passione per il gusto» guida gli ospiti attraverso «percorsi armonizzati da note e melodie di canto popolare» fra i vigneti e gli spazi delle cantine per conoscere non solo il Novello, soprattutto Piedirosso e Falanghina, tipici dei Campi Flegrei, ma anche tutto un corollario di tradizioni. Le visite guidate sono programmate ogni sessanta minuti; dopo si può passare al museo contadino dove sono in esposizione gli attrezzi che raccontano le origini e la storia della viticoltura del territorio, corredata da una mostra fotografica. E per finire uno spettacolo musicale di posteggia con gruppi folkloristici napoletani. Per i cultori una ulteriore possibilità: l'accesso ai laboratori di degustazioni guidate di vino; ma in questo caso è necessaria la prenotazione telefonando al numero 081-588.4182. Le cantine sono aperte dalle 10 alle 16. E gli instancabili potrebbero approfittare della festa del vino per riscoprire quel vulcano spento che una volta era una riserva reale di caccia. Al suo interno presenta una forte depressione con alcuni rilievi, il Colle dell'Imperatrice e il Colle della Rotondella. Uno dei più importanti boschi storici italiani, il Cratere degli Astroni, con la sua grande varietà di piante, soprattutto durante il periodo autunnale si presenta particolarmente suggestivo. Per visite guidate telefonare allo: 081-588.3720. Con Salvatore Totaro della Compagnia di Narratori dell'Arte di Mani e Vulcani la cantina Grotta del Sole, di Quarto in provincia di Napoli, accoglie i visitatori per rivivere il mito del «pazzariello» che, impugnando in una mano un bastone dorato e nell'altra una bottiglia di vino, reciterà una serie di filastrocche benauguranti per i prossimi vini e per scacciare il malocchio. Oltre a un bicchiere di spumante asprinio d'Aversa si potranno degustare prodotti tipici. Tel. 081-876.2566. Visite guidate nelle antiche grotte di tufo, dove c'è la bottaia, a una profondità di 11 metri, propone la cantina Magliulo di Frignano, in provincia di Caserta, preferibilmente su prenotazione (telefono: 081-890.0928). Qui sarà possibile anche gustare salumi e formaggi che saranno ancora più gustosi e abbinati al vino Novello che consiglierà il sommelier. Non solo vino, però ma anche prodotti biologici, a cominciare da marmellate e miele di castagno e di acacia, è possibile trovare presso la cantina Torregaia di Dugenta, che si trova nel beneventano. Tra le proposte anche quella di un pranzo tipico con abbinamento di vino novello e accompagnato da musiche dal vivo. (Telefonare allo: 0824-9783.74. Aglianico, caldarroste e tammorre, dunque, per una giornata d'autunno alle cantine Terredora di Montefusco, nell'avellinese. Si promettono «indimenticabili sorprese». (Telefonare allo: 0825-9682.16).

E' bello sapere che agli Astroni

Il formaggio: È punteggiato da occhiature da cui prende il nome e che gli danno un aspetto originale: è il formaggio cacciocchiato, di pasta filata, dal sapore delicato ma deciso che i buongustai consigliano di mangiare con il classico pane cafone, possibilmente appena sfornato.

Il vino: Soprattutto falanghina, piedirosso e aglianico nelle cantine che apriranno le loro porte ai visitatori, guidati da esperti sommelier per immancabili degustazioni; ma farà la sua apparizione anche l'asprinio d'Aversa per brindare al dio Bacco e per propiziare le vendemmie future.

Le castagne: Un accostamento naturale il vino con le castagne, entrambi simboli dei prodotti autunnali e che verranno proposti ovunque. Le castagne saranno offerte nella loro veste più consueta di caldarroste, ma non resterà deluso chi le apprezza anche nelle versione dolciaria.

I salami: tagliati a punta di coltello, aromatizzati con grani di pepe nero e lavorati da mani esperte, mentre per gli ospiti dal gusto più complesso la scelta può cadere su salumi arricchiti con semi di finocchietto. E una importante premessa: prodotti con maiali rigorosamente nostrani.

Il miele: Nelle vigne e dintorni, oltre al vino ealle castagne, ha un buon piazzamento anche il miele. Sono soprattutto due le varietà che hanno dimora fissa nei vigneti: il trasparente, profumatissimo miele di acacia e, naturalmente, quello scuro, dal sapore forte, di castagno.

(CARMELA MAIETTA)
Notizia tratta da: Il Mattino di Napoli


Intra et Extra Moenia

Il cappello, piume e velette
per la toilette della donna del Novecento

Velette, piume, uccelli, spilloni decoravano nel ’900 i cappelli. Novanta cappelli, donazione di Caterina Gangemi, saranno in mostra domani presso la «Fondazione Mondragone». Sono un dono della figlia Virginia, un omaggio ad una colta e raffinata signora, pianista allieva di Cilea e Vitale, scomparsa, centenaria nel 2003. La mostra sarà inaugurata alle 17 e resterà aperta in piazzetta Mondragone 18, fino al 10 gennaio. Il cappello nel ’900 fu un accessorio determinante, siglava una toilette, indicava il gusto della dama; per noi è l’immagine di un’epoca. Si è sempre presentato in modi diversi. Negli anni Venti è una piccola cloche, funzionale, severa ma pratica, mostra la fronte, è adatta al mito della velocità. La frivolezza degli anni ’30 suggerisce colori, fiori barocchi di stoffa e asseconda elaborate pettinature. Ma in tempo di guerra, per la scarsità dei tessuti il cappello spesso si riduce ad un tamburello di feltro, maglia o velluto. Nel dopoguerra, poi, la moda del cappello per poco si impone con uno splendore un po’ forzato: spume, tulle e fiori artificiali. Ma alla fine degli anni ’50 la tradizione sembra quasi esaurirsi. Ormai negli anni ’60 il cappello non ha motivo di esistere, le pettinatura cotonate lo respingono, le modiste - che le signore della buona società chiamavano solo per nome - si arrendono dinanzi ad una moda che si serve solo di capi di boutique, all’insegna di un gusto unisex, che deride questo accessorio. Poi il finale, alla sfilata di moda di Schiapparelli: la toilette termina con una sciarpa che avvolge la testa. Oggi il cappello sopravvive nella media borghesia per segnare i tempi della vita: battesimo, matrimonio e funerale. L’etichetta impone il cappello solo davanti ad una regina, rarissime le altre occasioni. Si ricorda il rifiuto che Litza Valenzi oppose al Cerimoniere di Corte quando la regina Elisabetta nel 1980 venne a Napoli «il cappello non lo metto, non mi sta bene perché porto gli occhiali». Abbiamo cappelli del Novecento in casa? Forse una cappelliera tonda di cartone con la targhetta della «Vinti» con qualche bel cappello della nonna sistemato sulla base alta di un armadio, sembra trascuratezza, invece è il tenero corpo di un rituale. Caterina Gangemi, elegante, alta, snella, dal gusto sicuro poteva permettersi anche cappelli stravaganti che portava con grazia e sottile ironia. Questa mostra è un omaggio a lei ed un tenero tassello del Novecento.


(MARINA GUARDATI )
La notizia è tratta da:
Il Mattino di Napoli

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                                                                                       Frijenno & Magnanno

 
Spaghetti marinari

Ingredienti per 4 persone:
 
250 gr. di gamberi
250 gr. di cozze
200 gr. di vongole
400g. di spaghetti
1
a tazza di pomodoro
1/2 bicchiere di vino bianco secco
1 cipollina, prezzemolo
aglio
maggiorana
timo
olio
sale e pepe.
 
Come fare:

Lavate i gamberi, lessateli per 3 minuti in acqua salata, scolateli e sgusciateli. Lavate le cozze sotto l'acqua corrente, poi mettetele in una casseruola con uno spicchio d'aglio e 3 cucchiai di olio, coprite e fatele aprire su fuoco vivo. Fate lo stesso con le vongole. Tritate la cipollina con uno spicchio di aglio e fateli appassire in 3 cucchiai di olio, unite le cozze sgusciate le vongole aperte, ma con il loro guscio e i gamberi. Spruzzate di vino, fatelo evaporare, salate, pepate e unite un pizzico di timo e uno di maggiorana. Dopo alcuni minuti unite il pomodoro, mescolate delicatamente e fate cuocere per 10 minuti circa, aggiungendo poco prima di spegnere il fuoco un cucchiaino raso di prezzemolo tritato. Scolate gli spaghetti al dente e metteteli in un largo piatto da portata. Rovesciatevi sopra il sugo preparato e decorate la superficie con gamberi e molluschi.

Cucina napoletana e/o Campana... offerte da: http://www.dentronapoli.it

ricetta è tratta da: http://www.gamoto.net/

Scordavo... buon appetito!

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