|
Eleonora Pimentel Fonseca Il re Ferdinando IV e la regina
Maria Carolina vollero che
Egli scherza, io lo guato, e
in lui vagheggio Ed ora la mano stendo, or la
ritiro, La dolce visione allor se'n
fugge; Vincenzo Cuoco ha giustamente
scritto che, in questa donna, " la poesia formava una piccola parte delle
tante cognizioni che l'adornavano ". La Pimentel, infatti, studiò
matematica, fisica, chimica, botanica, mineralogia, astronomia, economia e
diritto pubblico. Scrisse un libro di carattere finanziario, e tradusse dal
latino e commentò la classica dissertazione storico-legale di Nicolò Caravita: "
Niun diritto compete al Sommo Pontefice sul Regno di Napoli ". Data la
sua predilezione per gli studi di economia e di diritto pubblico, approfondì
soprattutto le opere di Gaetano Filangieri, di Mario Pagano, di Giuseppe Maria
Galanti e di Giuseppe Palmieri. Scoppiata la rivoluzione francese, ne accolse
con entusiasmo le idee. Nel tempo stesso mutò la sua opinione e il suo
atteggiamento nei riguardi dei sovrani di Napoli. Sino al 1790
esaltò Ferdinando IV e Maria Carolina. Questa esaltazione ebbe inizio nel
1768; in tale anno, infatti, ella compose per le nozze dei sovrani un
epitalamio dal titolo: " Il tempio della gloria ". Negli anni successivi
dedicò un sonetto alla regina per il parto della seconda figlia e scrisse una
cantata dal titolo: " La nascita d'Orfeo " per il parto del primo figlio
maschio della coppia regale. Non mancò, infine, di comporre un sonetto, in cui
fece le più alte lodi al re, per la fondazione e la legislazione della colonia
di San Leucio. Tale devozione alla corte finì con l'essere premiata; il
re, avendo saputo che questa poetessa era separata dal marito e viveva in
ristrettezze economiche, le fece assegnare un sussidio mensile. In seguito allo
scoppio della rivoluzione francese, i regnanti credettero opportuno di mutare
politica, arrestando il movimento delle riforme e battendo la via della
reazione. Allora la Pimentel passò all'opposizione diventando una
fervente giacobina. Caduta in sospetto della polizia, venne arrestata il 5
ottobre 1798, e condotta nella prigione della Vicaria. Fu liberata
verso la metà di gennaio del 1799, allorché i lazzaroni insorsero,
aprendo le carceri da cui uscirono delinquenti comuni e prigionieri politici.
Appena riacquistata la libertà fece parte, insieme con altri giacobini, di quel
Comitato centrale, che, riunitosi in casa dell'avvocato Nicola Fasulo, decise
d'indurre il generale Championnet ad affrettare la sua avanzata su Napoli,
per porre fine alla sanguinosa anarchia della plebe. Il 20 gennaio, alla
testa di parecchie donne, la Pimentel entrò nel castello di S.
Elmo. Due giorni dopo, i patrioti piantarono, nella sottostante piazza,
l'albero della libertà e, tra i colpi di cannone, dichiararono decaduta la
dinastia borbonica e proclamarono la Repubblica Napoletana una e indivisibile,
sotto la protezione della " grande nazione francese ". In
quell'occasione, la Pimentel declamò, fra vivissimi applausi, l' "
Inno alla libertà ", da lei scritto a S. Elmo. La Pimentel
aveva anche il dono dell'eloquenza e partecipò varie volte ai dibattiti nella "
Sala d'istruzione pubblica " parlando sempre di libertà. Ma la gloria
della Pimentel Fonseca è legata alla creazione del suo famoso giornale :
il " Monitore napoletano ", che si pubblicava due volte alla settimana,
il martedì e il sabato. Complessivamente uscirono, dal 2 febbraio all'
8 giugno, trentacinque numeri e in ogni numero la Pimentel dimostrò
di essere una grande giornalista. In questo singolare giornale, venne
mirabilmente sintetizzato e commentato tutto ciò che, nel campo governativo e
legislativo, ebbe luogo a Napoli durante i cinque mesi di vita della
Repubblica. La Pimentel mirò soprattutto ad elevare il tono morale del
popolo napoletano " viziato da tanti secoli di assurdo sistema politico e
dalla recente corruzione di un governo il più profondamente corrotto di tutti i
governi dispotici ". Tutto ciò che era nobile, alto ed eroico venne esaltato
ed ebbe l'incondizionato appoggio della Pimentel Fonseca. ...altri Personaggi Illustri napoletani : http://www.dentronapoli.it/Personaggi/Personaggi.htm
|