Luminoso pittore barocco, figlio di un pittore di
origine pugliese, nacque a Napoli nel 1632 e fu avviato dal padre
stesso al mestiere di pittore e di affreschista. Dimostrò ben presto una
straordinaria capacità di apprendimento nel senso che si creò un bagaglio molto
ampio di formule e di temi espressivi che travalicavano la pur grande scuola
napoletana, per aprirsi al colorismo veneto ed alla "aerea" visione
delle realizzazioni delle "volte" romane. Questo particolare eclettismo espressivo
derivò al Giordano anche dai frequenti viaggi di studio e di lavoro che
lo portarono prima a conoscere, e poi addirittura ad influenzare le scuole
pittoriche delle più importanti città italiane. Dotato di una rapida facilità di
esecuzione fu anche chiamato "Luca fa presto" dai contemporanei stupiti
dalla velocità di esecuzione, che aveva del prodigioso e che gli consentiva di
affrontare grossi spazi e di risolverli in una rapidità impensabile per gli
altri pittori.
Negli anni 50 del '600 fu a Roma e a Venezia. Nel 1658
firma due opere in Sant'Agostino degli Scalzi. Nel 1667 è ancora a
Venezia dove esegue una Assunzione per la chiesa di Santa Maria della
Salute, opera che influenzerà moltissimo i pittori locali. Ritornato a Napoli,
tra il 1675 ed il 1678 opera agli affreschi delle chiese di San Gregorio
Armeno e di Santa Brigida. In quel periodo realizza anche un'opera per l'Abbazia
di Montecassino, poi distrutta, della quale si conservano ancora i bozzetti
al Museo di Capodimonte. Affascinato
dalla grande tradizione rinascimentale della Toscana nel 1682 è a
Firenze dove si ferma fino al 1686 e vi esegue un ciclo di affreschi nel
prestigioso palazzo Medici-Riccardi (tra cui il noto Ratto di Persefone).
La fama della sua "bottega" napoletana tra le più rinomate del tempo, giunge
presto in Spagna dove viene invitato a recarsi a corte essendo già stato
preceduto a Madrid da alcune sue opere (oggi al Museo al Prado).
Recatosi a Madrid tra la fine del '600 e l'inizio del '700
fu incaricato di eseguire alcuni affreschi per l'Escorial che portarono una
ventata di aereo e felice cromatismo nella atmosfera severa e cupa del tetro
convento-reggia spagnola. Luca operò anche nella cappella della reggia e
nella Sacrestia del Duomo di Toledo, chiudendo il ciclo "spagnolo"con la
decorazione della prima sala del Buen Retiro. Nel 1704 è a Napoli
dove lavora ancora per la Certosa di San Martino (soffitto della Cappella del Tesoro)e dove morirà l'anno successivo lasciando una numerosa
e "vivace" scuola che continuerà le sue formule, felicemente
sontuose.