Pittore, musico, poeta nato nel
villaggio dell' Arenella nel 1615 e morto a Roma, dove
si interessò
attivamente di teatro, nel 1693. Ebbe giovinezza piuttosto inquieta a
Napoli e sui monti dell'Italia meridionale dove, si dice, abbia condotto per
qualche tempo vita tra i briganti. Fatti i primi passi in arte e ottenuti i
primi successi poté studiare per qualche tempo sotto il Ribera. Trasferitosi a
Roma studiò a fondo Michelangelo, Tiziano e le rovine antiche. La
sua fama inizia col quadro " L'incredulità di S. Tommaso ". Dopo
l'immenso successo del suo " Prometeo " le sue condizioni materiali si
stabilizzarono; durante il carnevale del 1639 acquistò enorme popolarità
dirigendo una mascherata buffonesca ispirata ai tipici caricaturali napoletani
di Pascariello Formica e di Coviello Patacca e montando una specie di teatro ove
profuse la sua irresistibile giovialità. Dipinse a quel tempo " La strega
", " Morte di Socrate ", " Il figliuol prodigo ", il "
Purgatorio " e l' " Assunzione ". Avendo suscitato invidie e
inimicizie in Roma specialmente con le sue satire, si trasferì a
Firenze dove Ferdinando II de' Medici l'accolse e lo tenne in onore. Dipinse
allora " Eraclito ", " Democrito " " Il trionfo diDavid
" e un gran numero di battaglie e di paesaggi, notevoli per calore, audacia di
concezione, tocco energico e luminosità di colore. La pittura di Salvator
Rosa, nipote di pittori vedutisti napoletani che si firmavano de Rosa, è
ricca di tutti quegli umori, sia cromatici che narrativi, che fanno della scuola
napoletana barocca una delle maggiori, se non la maggiore, del Seicento. Le
prime opere ripropongono ancora quei paesaggi con " rovine " e "
marine " cari alla ricerca del tempo, dove la sua vena descrittiva viene
sempre narrata come una " aura " magica che rende i soggetti
piacevolmente " inventati " senza nulla togliere al rigore descrittivo
del particolare, sia esso albero, rovina o personaggio. Con l'evolversi del suo
particolare magistero pittorico, la vena si fa più nervosa e dinamica; nascono
così quelle celeberrime " Battaglie " ricche di movimento dove agiscono
sempre stupendi cavalli rivelati da una vivace sorgente luminosa, sui bruni
caldi degli sfondi corruschi, arrossati dai fuochi degli incendi. Un particolare
vezzo " barocco " lo si riscontra nel suo monogramma inciso come un
marchio sulla natica del cavallo in primo piano. Quella particolare sigla " S.R. " intrecciata è nota ai cultori della sua arte. Esperto
spadaccino, trasferisce quasi il gesto dello schermidore nelle pennellate sicure
e veloci che compongono le sue tele spesso di formato modesto ma tanto più
godibile. Validissimo anche nelle grandi dimensioni ha lasciato gradevoli
testimonianze nelle maggiori collezioni napoletane raccolte poi, in parte, nella
pinacoteca nazionale di Capodimonte e a S. Martino.