La città di NAPOLI: Non tutto ma di tutto su questa magnifica città. I suoi monumenti , i musei, le chiese i personaggi illustri, le sue tradizioni le leggende e tanto altro ancora. Visti attraverso un profilo storico e culturale.

Si ringrazia la collaborazione della
dott.ssa. Katia Vallefuoco
per la realizzazione di queste pagine

 

AGIOGRAFIA DEL
SANTO

La Storia del martirio di San Gennaro, ci è pervenuta tramite le varie “Passiones”, e cioè San Gennarogli Atti Bolognesi, gli Atti Vaticani, la Passio S. Januarii, gli Atti Puteolani o Acta S. Procuri, e la vita greca del sec. V. Nel 1700 un prete, Erminio Nicolò Falcone, pubblicò alcuni libri. Spinto da grande ambizione di ottenere gloria e danaro, inventò una vita di San Gennaro. I devoti napoletani del Santo gradirono molto la vita descritta del Falcone, poichè attribuiva al Santo illustre prosapia. Non fu però gradita dal Sant’Uffizio, che vietò subito l’opera dal titolo “L’intera storia della famiglia, vita e miracoli di San Gennaro”, perché falsa. Falcone accettò subito la sentenza del Sant’Uffizio, e per quest’atto di immediata sottomissione fu fatto vescovo di Martirano e quindi di Santa Severina. In ambedue le Passioni appare chiaro il motivo per cui Gennaro si reca da Benevento a Pozzuoli. Sossio, diacono di Miseno, era contro il diffondersi delle credenza di una divinità pagana, qual era la Sibilla cumana, e cercò di opporsi. Gennaro, dopo essere venuto al corrente  degli invani tentativi di Sossio, decise di recarsi lì ad aiutarlo. Con lui vi erano il diacono Festo e il lettore Desiderio. La Passione Vaticana ci parla di una sosta di questi tre a Nola, con l’intento di diffondere la parola di Dio. La predicazione di Gennaro destò spavento per il rappresentante dell’imperatore a Nola, un certo Timoteo, uomo ambizioso di far carriera e desideroso perciò di mettersi in mostra presso l’imperatore. L’occasione si presentò quando chiese a Gennaro quale fosse il motivo della sua presenza a Nola. Gennaro non esitò a rispondergli che era interessato a diffondere il messaggio cristiano. Timoteo subito gli ordinò di rinnegare la sua fede cristiana. Ma Gennaro si oppose. Timoteo ordinò i carnefici di ucciderlo, ma le lame, pur attraversandogli il corpo, non lo uccisero. Timoteo rimane sbalordito, lo minacciò ancora ma Gennaro sempre più convinto non rinnegò nulla. Timoteo ordinò di allestire in piazza una fornace ardente per buttar dentro Gennaro,ma le fiamme non gli procurarono alcun male. Infine Timoteo, decise di condurre Gennaro a Pozzuoli per darlo in pasto alle belve. Gennaro, ma giunte le belve nell’arena, queste divennero mansuete. Il prefetto fu nuovamente sconfitto.

La Passione Bolognese narra invece vicende diverse dalla Passio precedente ma soprattutto diverse dal  racconto di Falcone, dando alla madre del Santo un nuovo nome ossia Eusebia, invece di Teonora, e non parla della sosta del Santo a Nola, ma narra che Gennaro, insieme con Festo e Desiderio, si recò da Benevento a Miseno ove vi era Sossio, che osteggiava il culto alla Sibilla cumana. Giunto a Miseno gli fu riferito che Sossio era in carcere perché non aveva rinnegato la sua Fede. Il prefetto Draconzio convocò Gennaro, insieme con i suoi accompagnatori, i quali non temerono di dichiararsi cristiani, affermando esplicitamente la loro fede. Il prefetto dunque decise di darlo in pasto a belve. Ma ciò non avvenne in quanto il giorno seguente Draconzio commutò la pena con la decapitazione.

Le due Passioni (Vaticana e Bolognese) concordano sulla data del martirio: 19 settembre 305.

I Santi martiri vengono condotti nelle vicinanze della Solfatara di Pozzuoli. Lungo il cammino - racconta la Passione Bolognese – si avvicinò a Gennaro un mendicante, che voleva le sue vesti. Le guardie però lo allontanarono, Gennaro per consolarlo gli promise un "ricordo", e gli mostrò un  fazzoletto, che i carnefici avrebbero usato per bendargli gli occhi al momento del martirio. La lama del carnefice, con un colpo ne recise il capo. Una donna raccolse il sangue dei martiri per conservarlo in due ampolle di vetro. Successivamente  Gennaro apparve al mendicante e gli regalò il fazzoletto che gli aveva bendato gli occhi prima della decapitazione.

Fu stabilito dal governo di Roma che i corpi dei martiri cristiani dovevano restare insepolti ed esposti alle intemperie, agli animali randagi e ai ladri. Ma i napoletani presero il corpo di San Gennaro e lo seppellirono nel vicino cosiddetto agro marciano. Le reliquie di San Gennaro rimasero lì oltre cento anni, finché il 13 aprile 431 vennero trasportate nelle “catacombe di San Gennaro” a Capodimonte per ordine di San Giovanni I, vescovo di Napoli. Qui vi rimasero esattamente 400 anni, fino a quando Sicone, principe di Benevento, dopo aver assediato Napoli, trafugò nell’831 le ossa del Santo per traslarle a Benevento. Nel 1154 Guglielmo ottenne sia l’investitura che le reliquie di San Gennaro, che traslocò nell’abbazia di Montevergine nel 1156.

Nel 1489 Ferdinando I e sua moglie si recarono nel duomo di Napoli per venerare la teca contenente il sangue del Santo, il sangue si sciolse. Il re chiese al nuovo arcivescovo Oliviero Carafa di perorare la causa presso il papa Innocenzo VIII. Ma il Papa Piccolomini, non vedendo di buon occhio gli Aragonesi, non se ne interessò. Con Ferdinando II, successore di Ferdinando I, vi fu una processione, avviarono verso Montevergine. I monaci si barricarono nel monastero per occultare le reliquie, sotterrandole nel bosco. Ma quando Bernardino, il superiore, tornò al monastero, non volendo incorrere in qualche scomunica per colpa dei monaci, chiesto scusa, consegnò le reliquie del Santo, che furono trasportate a Napoli in un’urna, dove da allora hanno stabile dimora. Il nome di San Gennaro è legato intimamente a quello di Napoli, di cui, fin dai primi secoli, è il patrono principale. Le vicende fauste e tristi della città s’incentrano nel nome e nel culto del Martire e della reliquia del suo sangue miracoloso. Il miracolo del sangue di San Gennaro, celebre in tutto il mondo, consiste nella liquefazione del sangue, che si verifica nel sabato precedente la prima domenica di maggio e il 19 settembre, festa del Santo. Oltre che a Napoli, il miracolo si verifica pure quasi simultaneamente nella chiesa di San Gennaro alla Solfatara di Pozzuoli, sulla pietra su cui la trazione vuole fu decapitato il Santo. Il 16 giugno 1980 Giovanni Paolo II nominò San Gennaro protettore di tutta la Campania.

 

 Si ringrazia la collaborazione della dott.ssa. Katia Vallefuoco per la realizzazione di queste pagine
 

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