La città di NAPOLI: Non tutto ma di tutto su questa magnifica città. I suoi monumenti , i musei, le chiese i personaggi illustri, le sue tradizioni le leggende e tanto altro ancora. Visti attraverso un profilo storico e culturale.

Si ringrazia la collaborazione della
dott.ssa. Katia
Vallefuoco per la realizzazione di queste pagine

LE ARCHITETTURE
DEL SANTO


1)
LA BASILICA DI SAN GENNARO EXTRA MOENIA E LE PRIME RAFFIGURAZIONI.
 

La Napoli paleocristiana conserva solo in parte le strutture architettoniche originarie. Tra San Gennarole costruzioni basilicali superstiti è da includere la Basilica di San Gennaro extra- moenia, risalente al IV sec. nei pressi dell’omonimo cimitero di Capodimonte, dopo la traslazione del corpo del Santo.

Oggi la chiesa è divisa in tre navate, con l’abside traforato e caratterizzato da elementi classici ed antichi, presenti di conseguenza anche negli affreschi e pitture che nonostante ciò non nascondono tratti orientali.

La Basilica fu ricostruita durante l’episcopato di Anastasio I.

Nel 1356 venne posto un ciborio sull’altare ed un coro marmoreo alle spalle del πρέσβυτερον, e venne collocato l’affresco che rappresenta la Madonna con il bambino tra i santi ed in basso vi sono le figure di due santi vescovi, Gennaro ed Agrippino, che venne apposto nella basilica nel suo momento più alto di ricostruzione artistica.

La chiesa fu distrutta forse da un terremoto e restaurata nel 1511. le colonne furono sostituite con pilastri in piperino, mentre per il pavimento si utilizzarono le epigrafi delle vicine catacombe.

Nuove ristrutturazioni furono compiute nel 1702 e nel 1864: infatti furono modificati i finestroni ed il soffitto che venne ricoperto con un tavolato decorato con tele e stoffe.

Ulteriori accorgimenti furono fatti nel 1892 e la copertura della navata  fu sostituita con una struttura a capriate.

Per quanto riguarda le raffigurazioni, i santi sono sempre rappresentati con elementi figurativi che li rendono facilmente riconoscibili. La replica delle loro rappresentazioni si fonda sul principio di identità visiva, in base al quale l’osservatore attribuisce e riconosce il carattere di entità unica ed originale ad una figura che si presenta sempre con un certo aspetto e con gli stessi attributi.

Tale metro rappresentativo è stato utilizzato anche per le raffigurazioni del Santo Patrono di Napoli, pur con qualche inevitabile singolarità: infatti alle volte anziché rappresentare la figura si è fatto ricorso alle ampolle del suo sangue. Le prime immagini che provengono dalle catacombe sono il punto di partenza per ricostruire l’iconografia del Vescovo di Benevento.

Le figure di immediata conoscibilità dovevano comunicare le caratteristiche ideali del martire.

La raffigurazione più antica di San Gennaro è dipinta su di una pittura del piano superiore del cimitero di Capodimonte.

Il martire è nettamente identificato dall’iscrizione votiva posta sul capo tra due croci monogrammatiche: “Sancto Martyri Januario”.

Particolarità di questo affresco è che dietro la testa del martire vi sono due lettere: Α e Ω, che sottolineano la il Principio e la Fine dell’universo mondano, oltre il quale nasce e si perpetua la dimensione divina.

Altre raffigurazioni del Santo sono riprodotte sulle pareti del cubicolo presso la sua tomba; le immagini più recenti presentano Gennaro ed i suoi compagni di martirio.

La riproduzione risalente al VI sec. è la più significativa, ove Gennaro non appare insieme ad i suoi compagni, ma con Santo Stefano ed Agrippino. Tema figurativo fondamentale è invece sullo sfondo: dove appaiono due monti, ossia il Vesuvio ed il monte Somma. Le parole richiamate in una omelia giustificano questa presenza: durante un’eruzione del Vesuvio il popolo di Napoli perduta ogni speranza si gettava sul suolo bollente ed invocava il beato martire.

Insomma il Santo che protegge Napoli dall’eruzione! Questa è l’immagine più antica di San Gennaro come protettore di Napoli.

Altre più tarde immagini sono nel piano superiore delle catacombe, oltre che nell’angolo sud- ovest della basilica.

Nella chiesa dedicata a San Gennaro a Pozzuoli, si conserva una pietra di marmo scolpito ritenuta il cippo sul quale il Vescovo venne decapitato. Un accorato studio di Ennio Moscarelli ha dimostrato che la “pietra” di Pozzuoli è l’avanzo di un antico altare cristiano e conferma l’esistenza di una basilica paleocristiana presso il luogo del martirio di San Gennaro nel VI sec., od in periodo di poco posteriore.

 

2) PORTA SAN GENNARO

 E’ una delle più antiche della città in quanto la troviamo nominata sin dal 928. Essa aveva ai due lati due torri fortificate, oggi inglobate e completamente scomparse nell’architettura moderna, ed era nei pressi del Monastero di Santa Maria del Gesù delle Monache, ma fu spostata nel luogo dov’è attualmente nel 1573, per l’ampliamento della cinta muraria effettuato dal Viceré Toledo.

Il nome di Porta San Gennaro deriva dal fatto che di qui partiva la strada che portava alle catacombe del Santo.

Nel 1656, quando Mattia Preti ebbe l’incarico di affrescare le porte della città, anche questa fu decorata con un affresco, che, per quanto sbiadito e bisognoso di restauro, esiste tuttora.

 

 Si ringrazia la collaborazione della dott.ssa. Katia Vallefuoco per la realizzazione di queste pagine

 

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