La città di NAPOLI: Non tutto ma di tutto su questa magnifica città. I suoi monumenti , i musei, le chiese i personaggi illustri, le sue tradizioni le leggende e tanto altro ancora. Visti attraverso un profilo storico e culturale.

Si ringrazia la collaborazione della
dott.ssa. Katia
Vallefuoco per la realizzazione di queste pagine

San Gennaro
IL MIRACOLO
(Parte prima)

Il "miracolo" è un aspetto tipicamente indigeno della religiosità colta occidentale, perché esso, in quanto Il Vescovo San Gennarodeviazione o sospensione delle leggi naturali, può esistere e aver senso solo all'interno di una cultura che, come la nostra, ha inventato le cosiddette leggi naturali [1]. Nelle culture a fondamento assoluto ed esclusivo mitico-rituale e nelle comunità tradizionali popolari non esiste il miracolo vero proprio, perché il rapporto tra il Sacro, da una parte, e l'uomo e il mondo dall'altra, è, in queste, quotidiano e continuo, come attesta ampiamente la minuta tematica degli ex-voto, ammassati nei santuari dell'intera ecumene, a testimoniare l'assenza o una credenza molto vaga e incerta nell'esistenza di leggi naturali "inanimate". Il termine "miracolo", allora, è stato semplicemente mutuato dalla classe colta ed è stato usato, poi, semanticamente stravolto, da parte dei ceti popolari, presso i quali la credenza in eventi miracolosi cela, in realtà, una semantica opposta, cioè il vissuto di un rapporto diffuso, pervasivo e ininterrotto dell'uomo con le figure potenti.

Questi rilievi, ora, che, in prima istanza, sembrano esaurirsi nell'ambito della ristretta problematica del miracolo, debordano, in realtà, sotto lo sguardo fenomenologico, al di là di tale perimetro tematico. Infatti, i connotati della devianza, rispetto alle ordinarie leggi della natura, quindi della eccezionalità e della straordinarietà, e il confinamento del miracolo alla cultura "colta" dell'Occidente, comportano non solo l'inapplicabilità di tale figura nell'analitica del Sacro in culture mitico-rituali che ignorano l'idea di natura, ma anche l'inopportunità di impiegare, in simili analisi, concetti metafisici e teologici di matrice occidentale, quali alterità assoluta, trascendenza, sovrasensibile, soprannaturale, spirituale, etc., come attributi essenziali di ogni ierofania. Sebbene la distinzione tra il Sacro e il profano la si riscontri presso tutte le culture dell'ecumene, il significato di tali elementi e l'indole del loro rapporto reciproco appaiono diversificarsi profondamente, quando l'analisi fenomenologica prova ad accostare l'universo mitico-rituale occidentale a quello non occidentale. Nell'Occidente moderno, ad esempio, il termine "profano" è ritenuto sinonimo di "secolare". Se, ora, tale sinonimia viene proiettata - come se fosse ovvia - su dati di culture altre dalla nostra, questi vengono fatalmente sfigurati, perché in tali culture l'idea di una condizione umana secolare, cioè di una esistenza e di un senso del tutto autonomi, in quanto sottratti totalmente al Sacro, è del tutto assente. È, poi, intuitivo che una simile imponente dissomiglianza semantica debba, di necessità, comportarne delle altre e, infatti, anche la concezione che del Sacro e della relazione con esso hanno queste culture è analoga a quella nostra solo in apparenza.

L'invenzione occidentale di un divino soprannaturale, puramente spirituale, assolutamente Altro, appare, fenomenologicamente, come l'esito del contraccolpo sul Sacro del processo lento e precoce, sfociato nella secolarizzazione dell'Età moderna, che ha indotto alla marginalizzazione crescente del Sacro e alle sue attuali tendenze dissolutrici. Infatti, l'indipendenza del profano dal Sacro, come connotato eminente di un profano che, segnato dalla secolarizzazione, non vive più quella condizione di impotenza radicale, propria delle culture a fondamento mitico-rituale, riducendo, in una misura imponente, l'ambito e il volume dell'efficacia soccorritrice e salvifica del Sacro, ne intacca intimamente proprio l'aspetto della potenza stessa che, per la fenomenologia, costituisce il nucleo essenziale di ogni ierofania, perché questa è cratofania.

Un miracolo è un evento, dunque,  che si presenta all’esperienza umana con caratteristiche tali che le leggi naturali conosciute sembrano annullate o sospese, di modo che è generalmente attribuito all’intervento della potenza divina. Molti filosofi razionalisti hanno respinto il concetto di miracolo ad esempio David Hume che sosteneva che un miracolo è una violazione del comune corso della natura e perciò non può verificarsi. Si pensa che posizione più corretta fu quella di Sant' Agostino, il quale definì i miracoli non come qualcosa di contrario alla natura ma come qualcosa di opposto solo a ciò che conosciamo della natura. Purtroppo i miracoli sono caratterizzati dall’unicità , e solo se si presentassero con una certa frequenza potrebbero essere studiati con il dovuto rigore scientifico. Però accanto ad ineffabili miracoli che hanno la caratteristica dell’unicità o comunque dell’imprevedibilità del loro verificarsi, se ne indica un altro che si ripete con sorprendente regolarità. Nell’Duomo di Napoli, come già detto, sono custodite due ampolle ermeticamente chiuse, contenenti , secondo la tradizione il sangue del Santo. Questo sangue, che si presenta raggrumito, ha la singolare caratteristica di liquefarsi a scadenze regolari.

Il fenomeno della liquefazione si ripete due volte l’anno : il sabato precedente la prima domenica di maggio, ricorrenza della traslazione del corpo di San Gennaro da Pozzuoli a Napoli e il 19 settembre, anniversario del martirio. Comunque l’evento non è così regolare dopo una solenne processione con la reliquia, iniziano fervidissime preghiere nel Duomo di Napoli dove possono trascorrere molte ore o giorni prima che il fenomeno si presenti. E in questo caso, le preghiere assumono accenti di ansia  e di impazienza, per trasformarsi poi in vere e proprie esortazioni.

Occorre premettere che le ampolle contenenti le reliquie si presentano all’osservazione come una scatola nera : un oggetto che manifesta una certa fenomenologia osservabile e suscettibile d’alcune misurazioni, ma che non è consentito aprire per esaminare il contenuto. Ritornando a San Gennaro pare che quello del sangue che da solido diventi liquido non sia l’unico evento miracoloso attribuito al santo: la Passione Vaticana descrive di un ordine da parte del prefetto Timoteo di uccidere durante le spietate persecuzioni di Diocleziano, Gennaro per il suo ostinato rifiuto a rinnegare la fede cristiana; ma le lame dei coltelli dei carnefici, pur attraversandogli il corpo, non gli provocarono alcun male. La Passione Vaticana inoltre ricorda il tentativo dello stesso Timoteo di dare Gennaro in pasto alle belve ma ancora una volta il prefetto venne sconfitto perché introdotte dell’arena, di Pozzuoli, le belve divennero mansuete: un orso si avvicinò allora vescovo di Benevento che lo benedisse e lo accarezzò.

Sono passati secoli e secoli dal 19 settembre 305 giorno in cui nei pressi della solfatara di Pozzuoli avvenne la decollazione di San Gennaro: la lama del carnefice con un colpo secco recise il capo del martire. Una donna pietosa furtivamente ne raccolse il sangue in due ampolle di vetro per farne oggi una reliquia oggi celebre in tutto il mondo, conservata , dopo varie traslazioni nella cappella del Tesoro in Duomo. Nel 431 in occasione del trasferimento delle requie del Santo da Pozzuoli a Napoli un'altra donna presentò al vescovo ed altri rappresentanti dell’alto clero le due ampolle contenenti il sangue coagulato del martire. Il sangue quasi per attestare la veridicità della donna , si liquefece all’improvviso sotto gli occhi dei presenti e di una folla accorsa gridando al miracolo. Ciò come già detto si ripete due volte all’anno.

 

 

[1] D.Conci, www. Hieros.it/conci, paragrafo 17.

 

 

 

 Si ringrazia la collaborazione della dott.ssa. Katia Vallefuoco per la realizzazione di queste pagine

 

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