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San Gennaro
IL
MIRACOLO
(Parte prima)
“Il
"miracolo" è un aspetto tipicamente indigeno della religiosità colta
occidentale, perché esso, in quanto
deviazione o sospensione delle leggi
naturali, può esistere e aver senso solo all'interno di una cultura che, come la
nostra, ha inventato le cosiddette leggi naturali”.
Nelle culture a fondamento assoluto ed esclusivo mitico-rituale e nelle comunità
tradizionali popolari non esiste il miracolo vero proprio, perché il rapporto
tra il Sacro, da una parte, e l'uomo e il mondo dall'altra, è, in queste,
quotidiano e continuo, come attesta ampiamente la minuta tematica degli ex-voto,
ammassati nei santuari dell'intera ecumene, a testimoniare l'assenza o una
credenza molto vaga e incerta nell'esistenza di leggi naturali "inanimate". Il
termine "miracolo", allora, è stato semplicemente mutuato dalla classe colta ed
è stato usato, poi, semanticamente stravolto, da parte dei ceti popolari, presso
i quali la credenza in eventi miracolosi cela, in realtà, una semantica opposta,
cioè il vissuto di un rapporto diffuso, pervasivo e ininterrotto dell'uomo con
le figure potenti.
Questi
rilievi, ora, che, in prima istanza, sembrano esaurirsi nell'ambito della
ristretta problematica del miracolo, debordano, in realtà, sotto lo sguardo
fenomenologico, al di là di tale perimetro tematico. Infatti, i connotati della
devianza, rispetto alle ordinarie leggi della natura, quindi della eccezionalità
e della straordinarietà, e il confinamento del miracolo alla cultura "colta"
dell'Occidente, comportano non solo l'inapplicabilità di tale figura
nell'analitica del Sacro in culture mitico-rituali che ignorano l'idea di
natura, ma anche l'inopportunità di impiegare, in simili analisi, concetti
metafisici e teologici di matrice occidentale, quali alterità assoluta,
trascendenza, sovrasensibile, soprannaturale, spirituale, etc., come attributi
essenziali di ogni ierofania. Sebbene la distinzione tra il Sacro e il profano
la si riscontri presso tutte le culture dell'ecumene, il significato di tali
elementi e l'indole del loro rapporto reciproco appaiono diversificarsi
profondamente, quando l'analisi fenomenologica prova ad accostare l'universo
mitico-rituale occidentale a quello non occidentale. Nell'Occidente moderno, ad
esempio, il termine "profano" è ritenuto sinonimo di "secolare". Se, ora, tale
sinonimia viene proiettata - come se fosse ovvia - su dati di culture altre
dalla nostra, questi vengono fatalmente sfigurati, perché in tali culture l'idea
di una condizione umana secolare, cioè di una esistenza e di un senso del tutto
autonomi, in quanto sottratti totalmente al Sacro, è del tutto assente. È, poi,
intuitivo che una simile imponente dissomiglianza semantica debba, di necessità,
comportarne delle altre e, infatti, anche la concezione che del Sacro e della
relazione con esso hanno queste culture è analoga a quella nostra solo in
apparenza.
L'invenzione
occidentale di un divino soprannaturale, puramente spirituale, assolutamente
Altro, appare, fenomenologicamente, come l'esito del contraccolpo sul Sacro del
processo lento e precoce, sfociato nella secolarizzazione dell'Età moderna, che
ha indotto alla marginalizzazione crescente del Sacro e alle sue attuali
tendenze dissolutrici. Infatti, l'indipendenza del profano dal Sacro, come
connotato eminente di un profano che, segnato dalla secolarizzazione, non vive
più quella condizione di impotenza radicale, propria delle culture a fondamento mitico-rituale, riducendo, in una misura imponente, l'ambito e il volume
dell'efficacia soccorritrice e salvifica del Sacro, ne intacca intimamente
proprio l'aspetto della potenza stessa che, per la fenomenologia, costituisce il
nucleo essenziale di ogni ierofania, perché questa è cratofania.
Un miracolo
è un evento, dunque, che si presenta all’esperienza umana con caratteristiche
tali che le leggi naturali conosciute sembrano annullate o sospese, di modo che
è generalmente attribuito all’intervento della potenza divina. Molti filosofi
razionalisti hanno respinto il concetto di miracolo ad esempio David Hume che
sosteneva che un miracolo è una violazione del comune corso della natura e
perciò non può verificarsi. Si pensa che posizione più corretta fu quella di Sant'
Agostino, il quale definì i miracoli non come qualcosa di contrario alla natura
ma come qualcosa di opposto solo a ciò che conosciamo della natura. Purtroppo i
miracoli sono caratterizzati dall’unicità , e solo se si presentassero con una
certa frequenza potrebbero essere studiati con il dovuto rigore scientifico.
Però accanto ad ineffabili miracoli che hanno la caratteristica dell’unicità o
comunque dell’imprevedibilità del loro verificarsi, se ne indica un altro che si
ripete con sorprendente regolarità. Nell’Duomo di Napoli, come già detto, sono
custodite due ampolle ermeticamente chiuse, contenenti , secondo la tradizione
il sangue del Santo. Questo sangue, che si presenta raggrumito, ha la singolare
caratteristica di liquefarsi a scadenze regolari.
Il fenomeno
della liquefazione si ripete due volte l’anno : il sabato precedente la prima
domenica di maggio, ricorrenza della traslazione del corpo di San Gennaro da
Pozzuoli a Napoli e il 19 settembre, anniversario del martirio. Comunque
l’evento non è così regolare dopo una solenne processione con la reliquia,
iniziano fervidissime preghiere nel Duomo di Napoli dove possono trascorrere
molte ore o giorni prima che il fenomeno si presenti. E in questo caso, le
preghiere assumono accenti di ansia e di impazienza, per trasformarsi poi in
vere e proprie esortazioni.
Occorre
premettere che le ampolle contenenti le reliquie si presentano all’osservazione
come una scatola nera : un oggetto che manifesta una certa fenomenologia
osservabile e suscettibile d’alcune misurazioni, ma che non è consentito aprire
per esaminare il contenuto. Ritornando a San Gennaro pare che quello del sangue
che da solido diventi liquido non sia l’unico evento miracoloso attribuito al
santo: la Passione Vaticana descrive di un ordine da parte del prefetto
Timoteo
di uccidere durante le spietate persecuzioni di Diocleziano, Gennaro per il suo
ostinato rifiuto a rinnegare la fede cristiana; ma le lame dei coltelli dei
carnefici, pur attraversandogli il corpo, non gli provocarono alcun male. La
Passione Vaticana inoltre ricorda il tentativo dello stesso Timoteo di dare
Gennaro in pasto alle belve ma ancora una volta il prefetto venne sconfitto
perché introdotte dell’arena, di Pozzuoli, le belve divennero mansuete: un orso
si avvicinò allora vescovo di Benevento che lo benedisse e lo accarezzò.
Sono passati
secoli e secoli dal 19 settembre 305 giorno in cui nei pressi della solfatara di
Pozzuoli avvenne la decollazione di San Gennaro: la lama del carnefice con un
colpo secco recise il capo del martire. Una donna pietosa furtivamente ne
raccolse il sangue in due ampolle di vetro per farne oggi una reliquia oggi
celebre in tutto il mondo, conservata , dopo varie traslazioni nella cappella
del Tesoro in Duomo. Nel 431 in occasione del trasferimento delle requie del
Santo da Pozzuoli a Napoli un'altra donna presentò al vescovo ed altri
rappresentanti dell’alto clero le due ampolle contenenti il sangue coagulato del
martire. Il sangue quasi per attestare la veridicità della donna , si liquefece
all’improvviso sotto gli occhi dei presenti e di una folla accorsa gridando al
miracolo. Ciò come già detto si ripete due volte all’anno.
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Si ringrazia la collaborazione della dott.ssa.
Katia Vallefuoco per la realizzazione di queste pagine |
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