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Si ringrazia la collaborazione
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San Gennaro
I fedeli che
si sono affidati e che si affidano al momento cratofanico del sangue che si
scioglie sono
Con San Gennaro si instaura un rapporto amicale: Troisi in una scenetta intitolata a San Gennaro si preoccupa innanzitutto che il Santo lo riconosca e non lo confonda con un altro fedele: “ nun vulesse ca o’ fatt che tu pierde tutto chillo sanghe, ogni anno, pe’ fa’ o miracolo, he capito…nu poco d’anemia, ‘na cosa…accummence a vede’ na faccia pe’ nata…che, vide buone, eh, S Gennà… iss tene’ a barba, è curto…” A lui in qualità di perfetto fedele si rivolge in termini molto confidenziali: lo chiama Gennà, lo vezzeggia Gennarì, lo si lusinga per propiziarselo ‘’S Gennà , tien tant grazie a fà prime e me figuriamoci mò. A San Gennaro ci si rivolge non solo per ottenere grazie ma anche per vincere al gioco del lotto e non a caso la mascotte della squadra del Napoli si chiamava “Gennarì”. Anche quelle che possono apparire come ingiurie, “faccia ngialluta”, oppure “Santu Guappone”, sono in realtà vezzi ed epiteti confidenziali che i fedeli rivolgono con gesti ed enfasi di sapore tutto partenopeo ad una figura potente che si manifesta in carne ed ossa come presenza reale visiva. Nel momento in cui il Santo venne ufficialmente retrocesso a Santo di serie B, i napoletani hanno mostrato l’attaccamento viscerale e devozionale al patrono e tutto il loro sostegno venne espresso da una mano anonima che a caratteri cubitali aveva scritto: San Gennà futtatenne!. E c’era chi invece, dopo la cancellazione da parte della Chiesa del nome di Gennaro tra i Santi che contano, come il noto musicista Renato Carosone invocava il suo ritorno in una canzone mai pubblicata prima della sua morte: ‘‘Da quanno t’hanno miso for a porta, le cose vanno storte S Gennà…torna, nun te fa cchiù aspettà! A siente o nun’ a sient a voc’ e sta città? Da quanno esiste a’ fede e a ‘ religione’e santi so speranze ‘e tutte cose e non si può così improvvisamente fa un licenziamento comm hann fatto a te. Senza mancà ‘e rispetto a Pietro a Paolo a Ciro, Gennaro cà nisciuno è meglio ‘e te. Torna San Gennà! E pigliate a tangenziale e fat o’ gir d’’ a città…T’aspettamme ccà!’’ Il Santo diventa nella cultura popolare un uomo comune, soggetto ad immotivate forme di licenziamento senza giusta causa: è il Sacro che scende nel quotidiano, percorre la tangenziale per farsi vedere in città, nei vicoli, nei bar, nelle crude strade di Forcella e della Sanità. Il Sacro deve necessariamente entrare nel profano affinché muti la sua condizione di impotenza e di impurità ed ottenga quella garanzia di senso di cui è privo. Dunque il mistero di San Gennaro rientra nella dimensione potente del Sacro: San Gennaro è Sacro perché è potente ed è potente perché dà realtà e senso al mondo e all’ uomo, perché è l’unico detentore di realtà e senso.
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