La città di NAPOLI: Non tutto ma di tutto su questa magnifica città. I suoi monumenti , i musei, le chiese i personaggi illustri, le sue tradizioni le leggende e tanto altro ancora. Visti attraverso un profilo storico e culturale.

Si ringrazia la collaborazione della
dott.ssa. Katia
Vallefuoco per la realizzazione di queste pagine

dentronapoli.it, Napoli news, il martirio di S Gennaro, IL SANGUE DEI POVERI, SAN GENNARO, LA RELIGIONE NAPOLETANA, Katya Vallefuco, ex voto, santi napoletani, Napoli e i suoi santi, i santi di Napoli. dentronapoli.it, Napoli news, il martirio di S Gennaro, IL SANGUE DEI POVERI, SAN GENNARO, LA RELIGIONE NAPOLETANA, Katya Vallefuco, ex voto, santi napoletani, Napoli e i suoi santi, i santi di Napoli. dentronapoli.it, Napoli news, il martirio di S Gennaro, IL SANGUE DEI POVERI, SAN GENNARO, LA RELIGIONE NAPOLETANA, Katya Vallefuco, ex voto, santi napoletani, Napoli e i suoi santi, i santi di Napoli. dentronapoli.it, Napoli news, il martirio di S Gennaro, IL SANGUE DEI POVERI, SAN GENNARO, LA RELIGIONE NAPOLETANA, Katya Vallefuco, ex voto, santi napoletani, Napoli e i suoi santi, i santi di Napoli.

SAN GENNARO
BALUARDO DEI POVERI

Il particolare contesto nel quale si sviluppa la religiosità napoletana affonda le radici nella concezione San Gennaropagana della  pietas romana e prima ancora in quella greca. Il senso di pietà tipico delle divinità pagane si esplica chiaramente nella cultura cristiana e così essa si sublima nella creazione di personaggi come i martiri di cui abbiamo ampiamente parlato in questo contesto, e come gli stessi Santi, “strumenti” di divulgazione e di “umanizzazione” della condizione della chiesa cristiana.

Le divinità politiche e religiose in senso stretto nella cultura romana sviluppavano un senso della pietas molto profondo: l’amore incondizionato per gli avi, il culto dei morti intriso di rispetto e solennità sono caratteristiche che sono state “adottate” in pieno dalla religiosità cristiana, che le rilancia nella gamma dei sentimenti tale da essere portate  al primo posto.

Il cristianesimo è il miglior esempio della ricerca di una religiosità che sconfina dalla potenza terrena, e che promette invece un regno al di là della dimensione mondana che dovrà necessariamente essere un luogo di giustizia, per chi invece in terra ha subito ingiustizie e soprusi e che non ha mai avuto la fortuna o l’abilità dalla sua: in pratica promette la vittoria per i deboli.

Il martire in senso stresso è un debole secondo il mondo pagano, in quanto non risponde ai canoni prescritti dalla consuetudine, ma diventa forte, più forte che mai nel mondo ultraterreno al fianco di un Dio che ci dice: “Gli ultimi saranno i primi!”.

La debolezza, i soprusi, le violenze alle quali era sottoposta la maggior parte della popolazione romana sembrano essere i motori propulsori di una religione come quella cristiana che vede come “vincitori” coloro i quali abbracciano il "Bene" nella loro vita. Una vita che sarà costellata da sofferenze ma che avrà picchi di forza interiore nell’ammissione di fronte ad un mondo pagano della propria fede, unica forza per il cristiano.

Il Santo è colui il quale ha vissuto nella povertà fisica e nel bisogno, ma non nella povertà d’animo. È  stato prescelto come manifestazione cratofanica mondana dal Dio, che conferisce in lui una forza terrifica e straordinaria, capace di interrompere tempi e spazi forti della realtà mondana e innestare il fenomeno illogico del miracolo.

Ma il Santo, manifestazione teofanica, non è altro che un debole anch’egli nella condizione pagana.

È proprio questa condizione di debolezza che rende i Santi, i Martiri, strumenti di aggregazione e baluardi di speranza salvifica per il cristiano e per il cristianesimo, che vive per la maggior parte una fede fatta di consolazione e di speranza per una vita oltre la morte che sia l’opposto di questa testé vissuta.

Il povero, il diseredato vedono nel Santo l’unica fonte di salvezza per modificare un’esistenza che è sempre, sistematicamente negativa.

È il Santo che con il potere conferitogli da Gesù Cristo salva una condizione di disperazione e di dolore, il cui protagonista è il cristiano diseredato.

La religiosità napoletana, così come la stessa metodologia filosofica nell’affrontare la vita, si rivolge ad una manifestazione cratofanica forte come quella di San Gennaro.

Il sangue che si scioglie, il terrifico momento illogico di una teofania così prepotente è la maggior arma d’aggregazione per la chiesa. È la tangibile testimonianza del miracolo che rompe la disperazione ed è la maggiore testimonianza di un Dio che c’è e che potrà portare a tempo debito giustizia e salvazione.

Il Dio che si manifesta è il solo momento nel quale il debole diventa forte perché sconfigge il "Male" che invece si beffeggia di lui.

Napoli è una realtà nella quale condizioni storiche, epidemie, dominazioni, condizioni economiche di notevole indigenza hanno dato vita ad innumerevoli fette della popolazione dove il "Male", inteso come povertà, emarginazione, dolore ha attecchito radici molto profonde.

Il povero napoletano dunque si rivolge a San Gennaro, perché San Gennaro è la manifestazione cratofanica di un Dio che risolleva le sorti, con un evento eclatante come quello della liquefazione del sangue. Questo sangue bolle, zampilla, si scioglie e porta così in terra il "Bene" sottoforma di miracolo, un atto perpetuo e continuo e la manifestazione tangibile che il Dio esiste e “vuole bene” ai Napoletani.

La collocazione della basilica extra- moenia di San Gennaro, detta appunto dei poveri fu sicuramente strategica in una zona fuori le mura e quindi fuori il mondo pagano, ma anche fuori da condizioni di sostanziale agiatezza, tipiche invece di coloro i quali all’interno delle mura detenevano il potere.

Oggi la basilica è innestata in un particolare contesto come quello del presidio ospedaliero di San Gennaro dei Poveri.

Il borgo dei Vergini, il vallone della Sanità  apparivano una vera e propria città, una "città dei borghi" che fino al XV sec. si era sviluppata autonomamente, alternando all'edilizia povera e spontanea, sorta ai margini delle cupe e dei cavoni, le fabbriche nobiliari e religiose.
I cimiteri extra- moenia che costellavano la zona erano solo spettatori della vita d’emarginazione e di difficoltà che veniva vissuta dal napoletano. Pesti, epidemie, mietevano vittime innumerevoli e la zona divenne un lazzaretto a cielo aperto e sulla porta nord est della città venne apposta la figura di San Gennaro protettore dei deboli, che guardava nella direzione di coloro i quali erano stati maltrattati dalla vita mondana, ma che avrebbero avuto il regno dei cieli.

 

 Si ringrazia la collaborazione della dott.ssa. Katia Vallefuoco per la realizzazione di queste pagine

 

visita la pagina della nostra Napoli News (Settimanale)

 

 

Agiografia di
San Gennaro
Foto rare di
San Gennaro
Bibliografia sul
iracolo di San Gennaro
Il culto di
San Gennaro
Ex voto nel Culto di
San Gennaro
San Gennaro
Il Sangue dei Poveri
La nascita di
San Gennaro
San Gennaro
dei Poveri
San Gennaro
il Miracolo (I°)
San Gennaro
il Miracolo(II°)
Home San Gennaro
Il Martirio
Interviste e testimonianze sul Culto di San Gennaro Le Architetture del Santo Conclusioni sul Miracolo di San Gennaro