La città di NAPOLI: Non tutto ma di tutto su questa magnifica città. I suoi monumenti , i musei, le chiese i personaggi illustri, le sue tradizioni le leggende e tanto altro ancora. Visti attraverso un profilo storico e culturale.

Si ringrazia la collaborazione della
dott.ssa. Katia
Vallefuoco per la realizzazione di queste pagine

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SAN GENNARO E’ NATO IN CALABRIA

 

Molti documenti antichi ci confermano che S. Gennaro è nato in Calabria precisamente a Caroniti , Il Vescovo San Gennarofrazione di Ioppolo (paesino fino a qualche anno fa in provincia di Catanzaro, ma ora di Vibo Valentia).

 Lì  vi è un’antica chiesa, risalente al XI sec., dedicata a Lui, ove troviamo anche  una statua del Santo al centro di una consolidata tradizione di venerazione.

 I Caronitesi vantano questa tesi, che è confermata sia dalla chiesa parrocchiale, sia dal numero delle persone che in Caroniti hanno assunto ed assumono tuttora il nome del Santo, usanza tipica anche dei napoletani, che ancora oggi solo soliti utilizzare questo nome in maniera abbastanza copiosa. Alcuni hanno volutamente confondere il Santo Patrono di Napoli, nato a Calafàtoni, con gli altri 14 santi, che vengono riconosciuti nel Martirologio con lo stesso nome, dicendo che il Santo venerato dai Caronitesi è uno di questi 14 e non il San Gennaro venerato dai napoletani. Infatti nel Grande Dizionario Illustrato dei Santi dell’Abbazia Sant’Agostino di Ramsgate, vengono enumerati ben 15 Santi col nome di Gennaro. Sono tutti enumerati come martiri, ma nessuno di questi sembra aver mai ricoperto nella dimensione mondana il titolo ecclesiastico di Vescovo, escluso il San Gennaro, Patrono di Napoli. Qualche altro ipotizza che sia stata data al Santo una specie di “cittadinanza onoraria” di Calafatoni.

Questa tesi, abbastanza accreditata sembra però non essere accettata dai napoletani, che con spirito avvezzo al campanilismo non vogliono accettare le origini calabresi del loro famoso Patrono.

Ed allora si vuole attribuire la sua nascita ad una “gens januaria”, che forse gli diede nobili natali, con il tentativo di voler far figurare San Gennaro come elitario senza rispondere in maniera “cristiana” al bisogno dell’uomo della povertà che eletto dal Signore cede la sua vita al dolore e all’elettività della condizione di santità. A questo punto viene in mente quell’espressione, del Tasso: “Non solo per cittadi e per castella, / ma per tuguri ancora e per fienili / sorgon gli animi gentili”. Le origini napoletane del Santo non sono provate neanche dagli affreschi delle catacombe napoletane. Raffaele Corso, etnologo di Nicotera, scrive di “una muraglia di pietra e calcina, lunga tre metri e alta uno”[1] dei resti della chiesa di Calafatoni, sorta sui ruderi della casa di San Gennaro, che cosi solea chiamarsi “casa della nascita di San Gennaro”

I magistrati di Nicotera, inserivano la seguente formula: “Dei gratia et intercessione S.Januarii Episcopi et Martyris concivis nostri etc.” I Vescovi di Nicotera nel sec.XVII e XVIII erano soliti firmarsi: “Episcopus Nicoterensis et Concivis S. Januarii Episcopi et Martiris[2].

Antonio Crudo e Anna Cocciolo sono i proprietari del terreno, coltivato a vigna, dove sorgono i ruderi della vecchia casa del Santo. In questo terreno vi sono due grossi mandorli, sotto i quali spunta dal suolo una grossa pietra rotondeggiante, su cui è impressa l’orma di un piede, che la gente del luogo asserisce essere l’impronta di un piede di San Gennaro ragazzo. Su questa pietra è stata costruita un'edicoletta, all’interno della quale vi è un’effige del santo martire, illuminata da lampade votive. A circa 3 km da Calafàtoni sorge Caroniti con le sue viuzze caratteristiche a scalinate. E qui vi è l’antica chiesa dedicata a San Gennaro, la cui statua seicentesca troneggia sull’altare maggiore. Fatte queste premesse passo a delineare la vita del Santo, prendendo in considerazione le origini calabrese del Santo. San Gennaro nacque da genitori poveri. Perduta la madre a pochi anni, dal padre, venne incaricato a fare da guardiano ai maiali. Dopo qualche tempo, il ragazzo conobbe un eremita del villaggio di Aràmoni, ed entrò in contatto con lui per assimilare i suoi insegnamenti.

Al ritorno trovava gli animali al loro posto, ed anche qualche tozzo di pane nero, che la seconda madre gli portava abitualmente ogni giorno. Un giorno però passava di là il suo maestro eremita coi suoi discepoli, che chiese a Gennarino se aveva un pezzo di pane e lui rispose di non averlo. Allora Gennaro si scusò e spiegò il motivo per cui avevo detto di non avere il pane. L’eremita insistette affinché Gennaro glielo portasse, comunque fosse, pur di sfamarsi. Tre pani splendevano all’inforcatura dei rami d’un ulivo. Gennaro, con grande stupore, li guardò e, volgendosi al saggio eremita, disse subitamente che non era certo quello il pane che era solito trovare portatogli ogni giorno dalla seconda madre. Mangiato il pane, il maestro invitò Gennaro a seguirlo e a fare la volontà del Signore. Gennaro, dice la leggenda, scelse la vita religiosa senza nessun ripensamento, abbandonando alle sue spalle non solo i maiali, che avrebbero raggiunto da soli la greppia, come gli aveva assicurato l’eremita, ma anche gli ulivi e la terra che gli aveva dato i natali, allontanandosi per sempre dalle montagne del Poro. Ovunque andò diffuse la parola di Dio. Egli fu un cristiano coerente fino in fondo, in tempi di persecuzioni contro la chiesa. Il Vescovo Gennaro non esitò a pagare con la vita la fedeltà al Vangelo e la solitudine verso i fratelli in angustie. Fu decapitato nei pressi della Solfatara di Pozzuoli. I napoletani hanno scorto in lui il Santo “ideale” per esprimere la forza della fede cristiana ma anche per invocarne l’intercessione nei momenti di necessità.

 

 

 


 

[1] R. Corso, “Calabria Letteraria”, etc…

[2] R. Corso, op. cit. pag. 87: “Vescovo di Nicotera e Cittadino di San Gennaro, Vescovo e Martedì.

 


 

 Si ringrazia la collaborazione della dott.ssa. Katia Vallefuoco per la realizzazione di queste pagine

 

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