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IL SANGUE
I primi
cristiani come abbiamo già detto, chiamarono “martire’’ colui che aveva
suggellato col
Si lasciano possedere da Cristo, secondo un rituale esorcistico: la possessione è un esperienza intima e profondamente fisica , il corpo è invaso da uno estraneo Spirito Divino. Il motivo soprannaturale per cui il martire soffre e muore gli conferisce un carattere sacro, lo destina alla venerazione di altri fedeli dopo la cruenta testimonianza di fede nell’aver versato il proprio sangue, perché il loro sangue versato per la fede, è un seme di cristianità esaltato come tale dalla chiesa. Nella cultura cristiano-cattolica il corpo è sempre stato concepito come qualcosa di puramente umano e terreno che esprime il limite, l’inganno esperenziale, la non appartenenza dello spirito. In tal senso il corpo percepito dai martiri cristiani è altro da se per colui che in esso vi è incluso e pertanto deve essere combattuto, rinnegato, e superato. Di conseguenza viene giustificato tutto ciò che è prodotto sul corpo in termini di sottomissione, mortificazione, esaltazione dello spirito e negazione della carne e corporalità. Il sangue del martire è la ripetizione del sangue di Cristo che operò il sacrificio per l’umanità . Il martire è vittima morta violentemente. Il Santo non è Santo perché opera guarigioni, ma guarisce perché è Santo. Credere nella guarigione, nei poteri sovrannaturali del Santo, significa darsi subito la sicurezza della guarigione. Il Santo ha il compito di avvicinare un Dio così distante alla particolarità dei bisogni umani. Il sacro opera sempre al di sopra dell’ordine naturale delle cose senza limitazioni, il Santo può sempre e il fedele lo sa, per questo lo invoca e gli chiede grazie con totale fiducia. Tuttavia la sfera d’intervento del Santo va oltre la malattia, salva dall’epidemia, dal demonio, dalle catastrofe perché il miracolo assume dimensioni individuali, sociali e cosmiche che noi non possiamo comprendere. Il Santo come il suo sangue profuma. L’ odore di santità è la prova della purezza del Santo, un odore gradevole sia in vita che in morte. Il suo odore si trasmette anche alle reliquie. La morte del Santo rappresenta il rito di passaggio al paradiso meritato in seguito ad una vita terrena iniziatica fatta di digiuni e rigorose pratiche devozionali: il trapasso diviene il segnale di una immortalità, che è riscontrabile nello stesso corpo incorruttibile, in odore di santità dell’eletto; ed è proprio il profumo del corpo morto che costituisce la prova più tangibile della condizione perfetta del Santo nell’immaginario collettivo. L’aureola dei Santi non è altro che l’espressione di potenza sacrale che compare. I martiri sono dunque i veri testimoni della fede di Cristo. Ci sono migliaia di martiri, che hanno perso la propria vita per Cristo. Tra i Santi martiri ricordiamo il nostro Santo Patrono Gennaro. Quando parliamo di reliquie di “sangue miracoloso” ci riferiamo a quelle reliquie il cui sangue da coagulato diventa liquido o viceversa o ancora che cambia colore nei giorni di festività del santo o dopo preghiere. L’uso di raccogliere sangue dei martiri si ispira al supplizio di San Cipriano nel 258 quando i suoi discepoli asciugarono con zelo il sangue che scorreva dal collo del vescovo decapitato. I cristiani presenti al martirio circondarono di panni il suo corpo affinché neanche una goccia di sangue cadendo in terra, andasse perduta. Anche il sangue di S. Gennaro e di S. Stefano protomartire rinchiuso nelle ampolle era mescolato a terriccio e pagliuzze, a dimostrazione del fatto che quel sangue fu strappato al terreno su cui era caduto, con panni e spugne nell’intento di conservare la memoria e la potenza vivente del santo. Molti furono gli eventi miracolosi che presero come oggetto della potenza cratofanica cristiana il sangue inteso come manifestazione del sacrificio e del dolore del Cristo immolato. Si registra ad esempio il caso di
San Pantaleone, il cui sangue è racchiuso in un'ampolla di vetro e, secondo la
tradizione, si liquefa ogni anno il 27 luglio, nel giorno del martirio del
Santo, decapitato a Nicomedia nel 325 sotto l'imperatore
Massimiliano. Il sangue
del martire venne raccolto da una pia donna in una grande ampolla trasparente.
La reliquia è custodita nella cappella omonima del Duomo di Ravello (circa 60 km
da Napoli) e richiama tutta la popolazione della riviera amalfitana che, a
seconda del tempo impiegato dal sangue per liquefarsi, e dal grado più o meno
completo della liquefazione, usa trarne oroscopi per l'annata. Le documentazioni
disponibili datano la prima liquefazione dal 1112. In alcuni casi il sangue era stato raccolto prima della morte del santo come avvenne per Sant' Alfonso Maria de Liguori il cui sangue era stato raccolto in seguito ad un salasso, che era pratica largamente diffusa fin dall’antichità come forma estrema di punizione fisica e morale. Queste pratiche antiche mitico-salvifiche, vennero poi mutate dalla medicina che si serviva della salasso terapia per sanare ogni malattia. Le reliquie di sangue dei martiri testimoniano la fede che quei santi, mai sconfitti nella vita e nel martirio delle forze del male, avevano lasciato oltre ai loro resti visibili, per rammentare che il male poteva essere vinto grazie al potere del Redentore; quelle stesse reliquie visibili sembravano prodigiosamente capaci di sconfiggere gli inganni dei malvagi. I martiri diedero tutto il loro sangue e con il sangue la vita. Il principio del sangue coincide con quello della vita e in questa prospettiva, l’esistenza fratturata e minacciata, ritrova la possibilità di una rinascita che ristabilisca un orizzonte protetto dalle insicurezze di un futuro incerto. I rituali della liquefazione del sangue contenuto nelle ampolle rievocano con efficacia tale protezione, la implorano ed una volta ottenuta, la riassicurano ora come allora. Per quanto riguarda S. Gennaro si racconta che nel 1389 il partito filo-avignonese per la festa dell’Assunta indisse grandi festeggiamenti per accogliere un ambasceria proveniente da Avignione. In queste manifestazioni vi fu anche l’esposizione pubblica del sangue del Santo napoletano. Il 17 agosto vi fu una grande processione per il miracolo mostrato da Gesù Cristo nel sangue di San Gennaro, conservato in un ampolla, che si era liquefatto come se fosse sgorgato quel giorno stesso dal corpo del santo. Oggi il sangue di San Gennaro è custodito in due balsamari vitrei di piccole dimensioni e di foggia diversa, conservate al Duomo di Napoli.
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