|
La leggenda ci dice
che le origini di San Gennaro erano nobili
e già nel grembo della madre faceva presagire che sarebbe diventato un santo
in quanto, quando questa si recava in chiesa, sentiva agitarsi gioiosamente
il bambino.
Durante la persecuzione di Diocleziano, era diacono
della chiesa di Miseno, Sossio, un
giovane trentenne stimato per la santità di vita; in quel periodo Gennaro era vescovo di Benevento
e, recandosi a Miseno per partecipare ad una liturgia, ebbe certezza
dell'imminente martirio del giovane diacono che, infatti, poco dopo fu imprigionato.
Gennaro si recò a fargli visita per consolarlo
con il suo diacono Festo e il lettore Desiderio. Riconosciuti come cristiani i tre visitatori
furono a loro volta incarcerati e non avendo voluto abiurare la loro fede furono
condannati " ad bestias ", cioé ad essere dato in pasto alle belve durante
lo spettacolo circense nell'arena di Pozzuoli, pene che fu poi commutata in
decapitazione e che fu eseguita nel Foro di Vulcano nei pressi della
Solfatara di Pozzuoli nel 305.
Una donna raccolse il suo sangue in due ampolle di cui si perse ogni traccia.
Inizialmente il corpo del santo trovò sepoltura in un luogo detto
Marciano nei pressi dei luoghi dove avvenne
l'esecuzione, in seguito il vescovo di Napoli Giovanni
I volle un sepolcro più decoroso e tra il 413 e il 432
traslò le spoglie del santo nelle catacombe napoletane sulla collina di
Capodimonte. In quest'occasione un'altra donna
presentò le due ampolle affermando che contenevano il sangue coagulato di
S. Gennaro. Come per provare la sincerità della
donna il sangue si liquefece all'improvviso sotto gli occhi del vescovo e della
folla riunita per assistere alla cerimonia di traslazione.
Il miracolo, da allora si ripete ogni anno in una delle date legate al santo:
la vigilia della prima domenica di maggio ( data della traslazione ), il
16 dicembre (anniversario dell'eruzione vesuviana del 1631 durante
la quale i napoletani invocarono il santo a protezione ) e il 19 settembre,
data del martirio. Il fenomeno, che si ripete anche nella pietra porosa, impregnata
del suo sangue, nella chiesetta di Pozzuoli, non ha tuttora avuto una
spiegazione scientifica: la scienza stessa lo definisce prodigioso.
In seguito, a causa di una cruenta lotta tra il ducato di Benevento
e quello di Napoli, le spoglie del martire furono trasferite a Benevento
e a Montevergine fino a che l'arcivescovo di Napoli Alessandro Carafa ottenne il permesso di riportarle
a Napoli.
|