La città di NAPOLI: Non tutto ma di tutto su questa magnifica città. I suoi monumenti , i musei, le chiese i personaggi illustri, le sue tradizioni le leggende e tanto altro ancora. Visti attraverso un profilo storico e culturale.

Libero Bovio

F.Russo, S.Di Giacomo e Libero Bovio

Libero Bovio, figlio del filosofo razionalista, uomo politico di fede repubblicana e oratore famoso, Giovanni, le cui opere principali sono :   "Filosofia del diritto " e   " Saggio critico sul diritto penale "; nato a Napoli il 9 giugno 1883 e morto, sempre a Napoli, il 26 maggio 1942, è certamente uno dei più grandi esponenti della canzone napoletana.
Grandissima la varietà dei temi, trattati sempre con immediatezza popolaresca, anche nelle poesie non destinate alla musica. Perché, se è vero che si ricorda come autore di versi intramontabili, è anche vero che fu poeta  che, pur scrivendo in vernacolo, evidenziò condizioni e temi comuni ai grandi poeti del decadentismo italiano ed europeo. La sua poesia, "Vespero", ad esempio, è fondata ed occupata dal tema della solitudine, il quale si ritrova, com'é noto, nei poeti del nostro Novecento con le stesse connotazioni connesse alla contemplazione stupita del paesaggio, alla fugacità della vita e alla ricerca fanciullesca del linguaggio della natura. Fu giornalista, autore di teatro e novelliere. I titoli, molti e tutti indimenticabili, sono : " Passione ",  "Silenzio cantatore ", " Chiove ", " Guapparia ", " Signorinella ". I musicisti furono i maestri Gaetano Lama, Nicola Valente, E. Nardella, E. de Curtis, Rodolfo Falvo, ecc. Nella canzone napoletana Bovio inventò anche il genere drammatico. Si racconta che un giorno Libero Bovio, nella sede della casa musicale " La canzonetta " di Francesco Feola, seduto alla scrivania, leggeva a Mario Spera, direttore della rivista omonima, una sua nuova lirica. Entra un gerarchetto fascista, inviato dal federale per informare il poeta che era arrivato Edmondo Rossoni, un alto esponente del partito, il quale desiderava vederlo; avanza fino alla scrivania e pronunzia con molto sussiego il suo nome preceduto dal grado. Bovio, che vuole terminare la lettura della poesia, gli dice : " Pigliatevi una sedia ". Il gerarchetto, con tono offeso, dice:  "Non avete capito chi sono? " E ripete il proprio nome e grado. E Bovio senza alzare la testa: " Ah!... Allora pigliatevi ddoi segge! ".

...altri Scrittori e Poeti napoletani : http://www.dentronapoli.it/Scrittori/Scrittori.htm

 

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