Stagione 1953-54: con il tris d'assi
Pesaola - Jepson - Amadei
Fine del 1904, inizio
del 1905. E' questo il periodo nel quale si assiste alla nascita del
primo club di calcio che in qualche maniera rappresenti Napoli. Magliette
a strisce blu e celeste sono i colori del Naples Football Club. Si gioca
sul campetto di via Campagna cercando di adeguarsi alle regole del gioco
esportato in quel periodo dai maestri inglesi. E prprio contro la formazione
britannica composta dai marinai della nave " Arabik " che il Naples
coglie la prima affermazione di prestigio. Tre a due il risultato finale
pochi giorni dopo che i marinai-giocatori inglesi avevano strapazzato per 3-0
il Genoa Cricket. Quella vittoria procurò ai giocatori partenopei
l'invito alla coppa Lipton, manifestazione organizzata dall'omonimo re del the
in Sicilia. Il Naples si aggiudicò il trofeo in argento battendo il
Palermo per 2-1. Qualche anno dopo, nel 1911, alcuni soci del
Naples decisero di fondare un nuovo sodalizio. Nacque così l'Unione
Sportiva Internazionale che allestisce presso le Terme di Agnano il suo terreno
di gioco. La stagione 1914/15 è l'ultima prima della guerra. Molti fra i
giocatori delle due squadre partirono per non fare più ritorno. Dopo il
conflitto mondiale il Naples riorganizzò la squadra. Alla fine del
1921Naples e Internazionale uniscono le proprie forze dando
vita all'Internaples. Casacca azzurra con bordini celesti sono i nuovi
colori sociali. Presidente fu nominato Giorgio Ascarelli, l'uomo che diede una
svolta al calcio napoletano. Fu lui infatti a scoprire il talento di Attila
Sallustro, fu lui ad assumere un allenatore del calibro di Carcano che arrivò
insieme alla promessa Giovanni Ferrari; fu lui che fece valere i legittimi
diritti della squadra per giocare all'Arenaccia ed infine fu sempre lui a
cambiare il nome, nella stagione 1925/26, da Internaples in
AssociazioneCalcio Napoli, che solo nel 1964 mutò
nell'attuale S.S.C. Napoli.
La stagione 34/35 saluta l'ingresso in società dell'armatore Achille
Lauro, eletto successivamente presidente il 15 marzo del 1936,
restando in carica fino al 15 giugno 1940, poco dopo l'inizio della
seconda guerra mondiale.
Amara la stagione 47/48. Il Napoli retrocede in serie B e paga con
l'ultimo posto in classifica un caso di corruzione che provocò anche dure
squalifiche.
Il Napoli torna alla massima serie nel 1949/50. Una squadra valida
guidata da Eraldo Monzeglio e sapientemente presieduta da Egidio Musollino,
supera le più rosee aspettative finendo al primo posto davanti alla forte
Udinese e al Legnano.
Il 22 febbraio 1951 il presidente Mussolino muore d'infarto; all'interno
della società sorgono profondi contrasti, tanto da costringere i vari soci a
contattare il comandante Lauro affinché finanziasse in qualche maniera le casse
dell'A.C. Napoli.
Il comandante Lauro si collocava, allora, ai vertici della graduatoria degli
uomini più ricchi della penisola. Così vestì i panni del mecenate e in breve si
assicurò la quota maggioritaria della nascente società. Aveva intuito come il
calcio potesse diventare la carta vincente da giocare al momento giusto per
poter acquistare potere in campo politico.
La responsabilità tecnica rimase nelle mani di Monzeglio che, dopo un sesto
posto nel campionato 51/52, si vede regalare, nel torneo successivo, un
campione di caratura mondiale del calibro di Hasse Jeppson.
Per averlo, Lauro sborsò l'astronomica cifra di 105 milioni, una somma
altissima per quei tempi. Il Napoli concluse l'annata al quarto posto e
ciò fu una delusione per i tifosi che avevano sperato di più, ma tra l'asso
scandinavo e i compagni di squadra non c'era stato accordo. Molto peggio
andarono le cose nella stagione 55/56 quando a dar man forte al campione
svedese arrivò il centravanti del Botafogo, Luis Vinicio; il Napoli,
infatti, rischiò la retrocessione. Nella stagione successiva, Lauro cede Jeppson
e arriva, a far coppia con Vinicio, Bruno Pesaola.
Stagione 1958-59: con il poker d'assi
Bugatti - Vinicio - Pesaola - Di Giacomo
Nel 57/58 il Napoli giunge quarto con la grandissima soddisfazione
di battere in casa la Juventus, che si aggiudica il campionato, per 5 a 3 in un
incontro arbitrato da Concetto Lo Bello.
Il campionato 60/61 è molto amaro per i colori azzurri, il Napoli
retrocede in serie B. Con le elezioni alle porte, Achille Lauro imposta una
campagna acquisti molto appariscente ma non priva di gravi errori di
valutazione; fu dato il benservito a Vinicio, ceduto al Bologna in cambio di
Pivatelli, Mihalic e Bodi. Partì anche Pesaola, mentre arrivò dalla Fiorentina
la mezz'ala della nazionale, Gratton, un giocatore giunto ormai alla fine della
sua carriera. Il ritorno in serie A fu immediato ma non privo di apprensioni. La
squadra, inizialmente affidata a Fioravante Baldi, stentò a decollare, tanto da
far rimpiazzare il tecnico con Bruno Pesaola. Le cose andarono decisamente
meglio e la squadra finì seconda dietro al Genoa. Ma una macchia rovinò
l'impresa degli azzurri. Un tentativo di corruzione ai danni di alcuni giocatori
del Verona fu sventato dal fato. La partita, infatti, fu rinviata a causa del
maltempo, ma quella vicenda ebbe ugualmente strascichi giudiziari. Alla fine la
società fu scagionata dall'accusa di responsabilità oggettiva e la vicenda fu
archiviata. Ma la gente non dimenticò neanche dopo la conquista della coppa
Italia vinta battendo per 2 a1 la Spal il 21 giugno del 1962.
Ancora delusioni e seconda retrocessione l'anno dopo. Pesaola non può allenare
in serie A , così viene sostituito da un Monzeglio sempre meno carismatico,
inoltre, l'impero politico di Achille Lauro si va sgretolando. Il campionato
comincia male e finisce peggio. L'incontro casalingo con il Modena, complice un
infelice arbitraggio, scatena la violenta contestazione del pubblico. Invasione
di campo, scontri con gli agenti. Alla fine si contano 62 feriti, vengono
fermate 148 persone, i danni ammontano a 130 milioni. La
situazione societaria è pesante, pochi soldi, squadra a pezzi. La serie B è
inevitabile.
Achille Lauro decide di passare la mano. Federcalcio e Lega nominano Luigi
Scuotto commissario straordinario, quest'ultimo chiederà successivamente l'aiuto
di un giovane dirigente: Roberto Fiore. Il campionato offre come unica
soddisfazione " il lancio " di alcuni calciatori promettenti come
Juliano, Montefusco e Rivellino. Intanto, esaurito il mandato di Scuotto, si
pone la necessità di costruire una nuova società. Il 25 giugno 1964 si
costituì la S.S.C. Napoli. Presidente effettivo era Roberto Fiore, ma il
40 per cento delle azioni e la presidenza onoraria andavano a Lauro, il quale
vantava un forte credito con la precedente società. La campagna acquisti portò
in azzurro giocatori del valore di Panzanato, Bean e Zurlini. Allenatore era
ancora una volta Bruno Pesaola, il quale non fallì l'obiettivo della promozione
in serie A.
Il ritorno nella massima divisione è entusiasmante. Con intuito felicissimo
Fiore acquista dal Milan Josè Altafini e dalla Juventus Omar Sivori,
quest'ultimo anche grazie ai buoni rapporti d'affari che intercorrevano tra
Lauro e Agnelli. Questi due campioni, insieme all'altro brasiliano Canè, al
giovane Juliano, a Panzanato, a Bean, a Ronzon, a Bandoni, resero il massimo. Il
Napoli finì terzo e vinse la coppa delle Alpi, torneo italo-elvetico al quale
presero parte tra gli altri anche la Juventus, il Catania e la Spal.
Roberto Fiore, che poteva rivendicare a ragione buona parte del merito di questi
successi, attira su di sè non poche invidie. Una parte della dirigenza,
capeggiata da Lauro, gli è ostile. Alla fine Fiore si vedrà costretto a
rassegnare le dimissioni. Dopo un periodo di commissariamento dell'avvocato
Diamante, i poteri passarono nelle mani dell'onorevole Gioacchino Lauro. Nel
'67/68 il Napoli centrò il miglior piazzamento finale in campionato
fino a quel momento: secondi dietro il Milan, grazie al contributo dei nuovi
acquisti Zoff, Bugliani, Barison e Bosdaves. Intanto un fatto nuovo si profilava
all'orizzonte societario. Il giovane ingegnere Corrado Ferlaino, acquistando un
pugno di azioni di proprietà di Roberto Fiore entra a far parte del S.S.C.
Napoli. Preoccupato della situazione debitoria determinata dall'operato del
figlio Gioacchino, Achille Lauro convoca i pretendenti alla presidenza. Fra
questi naturalmente Fiore e Antonio Corcione. La scelta cade su quest'ultimo,
mentre Fiore diviene amministratore delegato. Il connubio dura poco. Il
nervosismo dilagante ha i suoi riflessi negativi sulla squadra. Nel corso della
gara con la Juventus, Sivori litiga aspramente con Heriberto Herrera, Panzanato
fa a pugni con Salvadore. Pesanti squalifiche per tutti. Sivori se ne torna in
Argentina, il presidente Corcione si dimette. Achille Lauro, eletto per
acclamazione, declina favorendo l'ascesa di Ferlaino che assume l'incarico il
18 gennaio del 1969.
Gli inizi degli anni '70 riservano agli azzurri piazzamenti per lo più da
metà classifica. Solo nel '70/71 il Napoli giunge terzo dietro le
due milanesi. Una piccola rivoluzione d'organico contraddistingue il campionato
'72/73. Zoff viene ceduto alla Juventus in cambio di Carmignani e, per
vie traverse, di Vavassori e Damiani. Partono anche Sormani, Montefusco,
Manservizi, arriva Esposito, torna Canè, viene lanciato nella mischia
Bruscolotti. La classifica finale è interlocutoria. Le cose andarono decisamente
meglio l'anno dopo. Ferlaino assume come allenatore Luis Vinicio il quale con
l'intelaiatura precedente più gli innesti di Orlandini, Clerici e Braglia centra
un brillante terzo posto in virtù di un gioco spettacolare e coinvolgente. Nel
'74/75 Vinicio e i suoi ragazzi sfiorano lo scudetto. Dopo che il
Napoli aveva fatto parlare a lungo di sè già in sede di campagna acquisti.
Per la cifra record di circa 2 miliardi, Ferlaino acquista dal Bologna il
centravanti Savoldi. I tifosi si mobilitano in massa e sottoscrivono circa 70
mila abbonamenti. L'ago della bilancia, per soli due punti, indicò però la
Juventus come formazione campione d'Italia.
Il Napoli perde con i bianconeri entrambe le sfide. agli azzurri la magra
consolazione dell'attacco più prolifico del torneo ( 50 gol ) e dei 27
punti conquistati sul proprio campo da dove solo Lazio e Juventus escono
imbattute. Rende meno amara la pillola la conquista finale della coppa Italia,
avvenuta con Delfrati e Rosario Rivellino sulla panchina, in quanto Vinicio
aveva ormai rotto i ponti con i vertici societari. Il tecnico brasiliano passa
alla Lazio, a Napoli torna Pesaola. Il campionato sarà avaro di
soddisfazioni. Le cose andranno senz'altro meglio in coppa delle coppe dove la
squadra approda alla semifinale contro il fortissimo Anderlecht. Il Napoli
vince 1-0 al San Paolo, ma perde per 2-0 a Bruxelles
complice l'incapacità dell'arbitro inglese Matthewson, il quale annulla una rete
valida e decisiva ai fini della qualificazione.
Senza acuti il torneo '77/78 con il napoletano Gianni Di Marzio in
panchina, mentre la stagione successiva, nuovamente con Vinicio al timone, si
segnalerà principalmente per la cessione al Bologna, dopo 16 anni, di una
bandiera per il Napoli: Antonio Juliano. " Totonno " tornerà
l'anno seguente ma con un incarico dirigenziale. Alla vigilia di Pasqua del
1980, Ferlaino annuncia l'assunzione dell'ex capitano azzurro come direttore
generale, mentre come allenatore Sormani subentra a Vinicio che intanto aveva
rassegnato le dimissioni. Il 1980 porta grandi sconvolgimenti nel mondo
del calcio. Milan e Lazio vengono retrocesse d'ufficio in serie B per illeciti
sportivi, qualche altra società si sottrarrà faticosamente allo stesso destino.
Molti giocatori verranno squalificati a lungo. fra questi il centravanti Paolo
Rossi, che in precedenza aveva rifiutato il trasferimento a Napoli.
Attirando su di sè le ire dei tifosi napoletani. Vengono riaperte le frontiere
ai calciatori stranieri. Fra qualche scetticismo il Napoli sceglie un
difensore, il libero Krol. L'inserimento dell'olandese peraltro, non più
giovanissimo, è un po' lento ma migliora costantemente. In panchina c'è Rino
Marchesi che si era precedentemente distinto ad Avellino. Quando la squadra
raggiunge la necessaria amalgama, l'undici napoletano s'inserisce alla grande in
un'avvincente lotta a tre per lo scudetto. In città si alimenta a lungo la
speranza. Le strade sono imbandierate e colorate d'azzurro. Uno sfortunato
autogol casalingo di Ferrario contro il Perugia farà svanire il sogno. Il
Napoli finisce terzo dietro Juventus e Roma. Il rapporto Ferlaino - Juliano
però cede. Si assiste così alle dimissioni di quest'ultimo. Tornerà solo al
termine della stagione '82/83, l'anno della paura per una pericolosa
permanenza della squadra nella zona retrocessione, e di una parentesi
presidenziale di Marino Brancaccio.
Ancora pericolo B nel '83/84 con Piero Santin in panchina. Ma il
Napoli sta per voltare pagina. Con una brillante e complessa operazione,
Ferlaino e Juliano consegnano ai tifosi l'astro nascente del calcio mondiale:
DiegoArmando Maradona. L'argentino, dopo una parentesi poco felice
al Barcellona, chiede di lasciare la Spagna per tentare l'avventura italiana. Il
pibe de oro viene accontentato. Al Barcellona vanno la bellezza di 15
miliardi e mezzo, una cifra che nel corso degli anni sarà ampiamente
ammortizzata dalla società di piazza dei Martiri. Con Diego arrivano
l'altro argentino Daniel Bertoni, Salvatore Bagni dall'Inter, più De Vecchi, De
Simone e Penzo. Non si va oltre l'ottavo posto. Maradona chiede al
presidente rinforzi adeguati per puntare decisamente ai vertici. Detto fatto.
Alle pendici del Vesuvio giungono Bruno Giordano, Eraldo Pecci e il promettente
libero Renica, oltre al portiere Garella e al centrocampista Buriani. Terzi
nella classifica finale con una consapevolezza: il Napoli, finalmente,
può davvero puntare allo scudetto. Il sogno dei tifosi si avvererà nella
stagione 86/87. Gli azzurri, guidati da Ottavio Bianchi, centrano un
obiettivo storico: scudetto e coppa Italia nello stesso anno, impresa che in
precedenza era riuscita soltanto a Juventus e Inter. la cavalcata verso il
tricolore è entusiasmante. Maradona e compagni mietono vittorie ovunque,
violando anche terreni tabù come il Comunale di Torino contro la
Juventus. I giorni della festa in città resteranno indimenticabili, impressi in
modo indelebile negli occhi degli sportivi. La stagione 87/88 riserva al
Napoli due amarezze. La prima viene dalla coppa Campioni. L'urna di
Ginevra destina agli azzurri un avversario terribile: il Real Madrid. Gli
spagnoli vincono all'andata per 2-0, pareggiano al ritorno per 1-1.
L'avventura del trofeo continentale dura solo un turno.
Per tre quarti del campionato, invece, le cose sembrano andare molto meglio. Il
Napoli guida la classifica con ampio margine di vantaggio sul Milan. Ma
nella fase finale del torneo accade l'inimmaginabile. Gli azzurri dilapidano il
margine sui rossoneri che si aggiudicano anche lo scontro diretto al San Paolo
per 3-2. Il pubblico è amareggiato, i giocatori contestano Bianchi. Si
vivono giorni di tensione. Alla fine partono per incompatibilità con il tecnico
Garella, Bagni e Giordano.
Sempre con Bianchi in panchina, il Napoli centra l'anno successivo ancora
un secondo posto in classifica. Ma il finale di stagione è nuovamente splendente
per la società partenopea. Maradona e compagni si aggiudicano la Coppa
Uefa battendo nella doppia finale, i tedeschi dello Stoccarda. All'indomani del
successo, Ottavio Bianchi annuncia il divorzio dal Napoli. Al suo posto
arriva Albertino Bigon. Con l'ex allenatore del Cesena in panchina, e un
Maradona sempre capace di fare la differenza in campo, gli azzurri portano a
compimento la loro " vendetta " sul Milan. Si ripete il copione dell'87/88
ma, stavolta, le parti sono invertite. I rossoneri recitano il ruolo della
lepre. La crisi atletica e psicologica finale viene pagata a caro prezzo dagli
uomini di Sacchi che, proprio sul filo di lana, si vedono superare dal Napoli.
Il secondo trionfo tricolore è completato, nell'estate 1990, dalla
conquista della Supercoppa di Lega, vinta a spese della Juventus, detentrice
della coppa Italia; il rendimento in campionato sarà invece al di sotto delle
attese. Soltanto ottavi, al termine di una stagione tormentata, culminata con
l'uscita di scena anticipata di Maradona, il quale lascerà l'Italia,
afflitto da problemi che con il calcio hanno poco a che fare il resto è un'altra
storia ( per adesso ).
Stagione 1985-86: con il grandissimo
"Diego Armando Maradona"