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Nel
giardino della dolce "Campania felix", alle spalle del
Vesuvio in una distesa di verde circondata da frequenti
colli che la cingono ad anfiteatro, siede Nola, città illustre ed
orgogliosa del suo passato storico e culturale, "legata" nei secoli
al nome di S. Paolino. In questo lembo di terra, ricco
di colori accesi e al tempo stesso dolci e delicati ove la "natura è un
giubilo ininterrotto di creazione", fiorisce la favola dei "gigli".
Ogni anno, il 22 giugno, quando il sole implacabile entra nella
costellazione del Cancro e le messi maturano sotto un cielo di zaffiro ed
i colli si ricoprono di intensa vegetazione, si ripropone incessante un
binomio: Nola e S. Paolino.
E proprio al fine di ricostruire la "storia" della festa e per
meglio precisarne il significato, è necessario analizzare il suddetto "binomio".
Nola, città antichissima, è situata in un'ampia e fertilissima
pianura, il cui territorio presenta l'aspetto di un vasto giardino che si
estende ad occidente fino all'agro napoletano ed acerrano; una diramazione
del preappennino campano che corre da Cancello ad Avella,
fino ai primi contrafforti dell'Irpinia, segna, invece, il suo confine
nord-orientale, mentre a sud c'è il Vesuvio
che affonda le sue radici nel vicino Tirreno.
Questa terra fu "luogo di fortuna" e di ospitalità e, per la
dolcezza del suo clima, fu abitata a preferenza di altre fin dai tempi
antichissimi.
Fu, dunque, abitata da popoli poco conosciuti e completamente dimenticati;
tuttavia, la tradizione storica di un popolo primitivo del quale non si
conosce altra derivazione, si conserva con il nome di aborigeno. La terra
nolana fu abitata fin dall'èra del Paleolitico superiore (35.000-8.000)
come accertano alcuni ritrovamenti avvenuti sulle prossime alture, dal
monte Fellino
al Piano di Fraconia, mentre per la fondazione della
città di Nola discordi sono gli storici dell' antichità. A tal
proposito sono due le tesi che dividono gli autori antichi: alcuni,
infatti, la chiamano Calcidica, altri invece Etrusca.
Lo storico Giuseppe Micali (Italia, I cap. V1), citando un
passo di Dionisio (a proposito della contesa tra
Siculi ed Umbri, nella quale subentrarono aborigeni e Pelasgi), afferma
che: "per quanto appartiene ai primi, gioverà sempre intendere
antichissime genti italiche, della stirpe forse degli Osci".
Un' altra notizia ci è data da
Antioco Siracusano
(citato da Strabone, V 167) il quale dichiara che
tutto il tratto del piano campano fu anticamente dominio degli Osci.
Dunque, attraverso tali ipotesi, si può ritenere probabile la fondazione
della città di Nola da parte degli Osci e che le penetrazioni prima
calcidica e successivamente etrusca, siano avvenute oltre che per scambi
culturali anche per scopi commerciali. Infine, per quello che riguarda
l'etimologia della parola "Nola", i più sono del parere ch'essa
provenga dall'osco-sabellico "Nuv-la", ossia città nuova.
Dopo aver riportato alcune delle fonti storiche più autorevoli intorno
alle origine di Nola, conviene ora sintetizzare brevemente le tappe della
sua gloriosa storia trimillenaria.
La data di fondazione, 801 a.C., 48 anni prima della
fondazione di Roma, si ricava da Velleio Patercolo (Storia romana, lib. I, cap. 7).
Nel 524, e poi successivamente nel 474 a.C., troviamo
Nola alleata ai Cumani nelle guerre contro gli Etruschi. Tale ipotesi
si avvarrebbe di un frammento di
Dionisio (XV,5) che
chiamò i Nolani "popolo confinante ai Greci ed a loro affezionato".
Oltre a ciò l'alleanza con i Calcidesi è avvalorata dal fatto che proprio
in quel periodo le necropoli di Nola si arricchiscono di vasi
attici. Testimonianze di questi sono offerte dalle varie necropoli nolane,
i cui ritrovamenti hanno reso famoso il nome di Nola nel mondo. Infatti,
non vi fu pittore greco o italico il cui nome non sia presente nei
ritrovamenti delle succitate necropoli.
Nel 400 a.C. (circa), Nola divenne la capitale della
confederazione campana, con conseguente spostamento della sede da Cuma
a Nola. Ciò fu determinato dal fatto che i Nolani ed i Sanniti,
uniti anche ai Lucani, fecero della Campania un'unica Nazione.
Nel 327 a.C. corre in aiuto ai Napoletani nella guerra contro i
Romani. Infatti, arrivarono nelle due città di Neapolis e
Palepoli, 2.000 soldati Nolani e 4.000 Sanniti.
Nel 320 a.C., avvenne la celebre vittoria dei Nolani e dei Sanniti
contro i Romani alle "forche caudine". In questo periodo sulle
monete nolane compare il toro campano coronato dalla vittoria alata e
nell'esergo: dei Nolani.
Nel 314 a.C. i Romani, presa Neapolis e Palepoli,
assediarono Nola e, dopo un lungo ed estenuante assedio, la
conquistarono. Con la resa di Nola fini la seconda guerra
sannitica. Per il coraggio ed il valore dimostrato dai Nolani nella difesa
della propria città, i Romani li vollero premiare elevando Nola a "Municipium",
per cui conservava le proprie leggi nominando propri magistrati.
Nel 214-212 a.C. Nola rimasta fedele a Roma (a differenza di
altre città che avevano aperte le porte al Cartaginese) respinse per ben
tre volte l'attacco dell'invincibile
Annibale.
Nel 214 a.C., dopo la vittoria delle "aquile romane" sui
Cartaginesi, a Nola, per la sua fedeltà, venne concesso il titolo
di città "Confederata", per cui si governava come una repubblica
avendo un proprio Senato ed il privilegio di battere moneta.
Nel 183 a.C. trattò con i Napoletani circa il confine del suo
territorio chiamando quale arbitro il console Quinto Fabio Labeone (Cicerone, de officiis, 1). Nello stesso
tempo la stessa questione sorge per i confini con Avella. Infatti,
i Nolani e gli Avellani stabilirono i limiti di confine in mezzo ad un
tempio dedicato ad Ercole. A testimonianza di questo vi è
il"cippus abellanus" che si conserva nel Museo del Seminario
Vescovile di Nola.
Nel 90 a.C. scoppiò la guerra sociale. Nola divenne la
roccaforte della gente italica. Solo nell'anno 80, dopo circa dieci
anni di accanite lotte, Silla assediò Nola, unica città
che ancora resisteva. Silla, allora fece distruggere tutte le
abitazioni che si trovavano fuori le mura della città ma i Nolani,
piuttosto che arrendersi, preferirono dare alle fiamme la loro città.
Nel 73 a.C. fu presa da
Spartaco il quale se
ne servi come sede per le più importanti operazioni militari contro i
Romani.
Nel 19 a.C. (circa) nasce la "Colonia Nolana Felix Augusta"
voluta da Ottaviano che proprio in quell'anno ebbe "l'imperium
consulare" . In questo periodo vi è da registrare la edificazione del
teatro nuovo.
Nel 14 d.C. muore a Nola l'imperatore
Ottaviano Augusto . Il palazzo ove morì venne
trasformato in un tempio, per decreto del Senato, che
Tiberio fece poi costruire.
Nel 79 d.C., avvenne l'eruzione del Vesuvio
che distrusse le città di Pompei, Stabia ed Ercolano
e che alla stessa regione nolana causò danni ingentissimi.
Fu allora che l'imperatore Tito
Vespasiano fece
restaurare alcuni edifici in Nola.
E' presumibile che, all'indomani dell'eruzione, le popolazioni scampate
alla catastrofe trovarono ospitalità presso i "pagus" nolani.
Questa immigrazione fece sì che la già cospicua comunità cristiana di
Nola divenisse più numerosa ed avesse il suo centro spirituale fuori
la porta Neapolis dove in località detta "Merara", doveva
esistere un santuario nel quale, crediamo, il giovane presule nolano
Felice venne insignito del sacro "baculo" dallo
stesso principe degli apostoli, nella sua venuta in Italia. Il luogo di
tale incontro è ancora oggi denominato "Croce del Papa".
Nel 379 d.C. il console
Ponzio Meropio Anicio Paolino scelse Nola quale sede consolare e fu da allora che
Paolino ebbe il suo primo impatto con la comunità
cristiana di Nola, con la quale, poi, doveva nascere il grande "connubio".
Ponzio Meropio Anicio Paolino nasce a Bordeaux nel
354 d.C. da una nobile e ricchissima famiglia senatoriale romana che
aveva possedimenti in Francia, Roma, Fondi e
Nola. Suo padre fu Prefetto delle Gallie.
Paolino fu, sin da fanciullo, allevato ed istruito dal
poeta Decio Magno Ausonio il quale lo educò alla severità
degli studi ed in special modo alla poesia per la quale il giovane
Paolino ebbe grande predilezione, superando perfino il
maestro.
Nel 377 d.C., il padre di
Paolino muore ed il
nostro futuro "Pastore" eredita una considerevole parte dei beni
nonchè la dignità di Senatore.
Nel 378 Ponzio Meropio Anicio
Paolino appena
ventiquattrenne viene eletto Console della Campania e, l'anno dopo,
sceglie Nola quale sede consolare.
Nel 380 è Prefetto di Roma.
Nel 387, dopo lunghi viaggi conosce S. Ambrogio
e poi S. Martino di Tours e Vittricio a
Rouen.
Nel 389 Paolino torna in
Aquitania e qui prende in sposa
Terasia dalla quale viene esortato a farsi cristiano e
quindi a battezzarsi. A 36 anni Paolino
riceve il battesimo che gli fu somministrato da
S. Delfino vescovo di Bordeaux.
Nel 390 Paolino e Terasia
ebbero un figlio a cui gli fu imposto il nome di
Celso ma questi dopo appena 8 giorni dalla
nascita morì.
Nel 393 Paolino già unito a
Terasia abbandonò la vita mondana abbracciando quella
monastica. A Barcellona fu ordinato sacerdote: era il 25
dicembre ed aveva 40 anni.
Nel 394, dalla Spagna arrivò in
Italia ed a Milano fu acclamato da
S. Ambrogio. Quindi passò a Roma ove
fu ricevuto con onore dai patrizi e dal popolo.
Nel 395 viene a Nola ed unitamente alla sua pia consorte si
ritira presso la Tomba del grande
Felice prete, detto
in "pincis". Qui compone i suoi soavi "carmi natalizi" in
onore del miracoloso Santo. Da Nola, scrive a S. Girolamo, S. Agostino, Aurelio e Alipio con i
quali stringe una salda amicizia.
Nel 402 è visitato da S.
Niceta e da sua zia
S. Melania che da Gerusalemme gli
porta in dono un pezzetto del legno della croce di
Gesù Cristo.
Nel 403 fece innalzare le magnifiche basiliche di Nola
intorno alla modesta Tomba del suo
Felice ed a quelle
dei primi martiri della fede in
Cristo. Inoltre fece
costruire una torre sulla quale pose una campana i cui rintocchi
chiamavano i fedeli alla preghiera.
Nel 409 Alarico entrava in Roma e la
saccheggiava. Dopo Roma molte altre contrade d'Italia subirono la stessa sorte e così la
Campania, e Nola in particolare, la quale fu dai
barbari devastata. La maggior parte dei cittadini Nolani fuggirono sui
vicini colli, altri, invece, furono presi e fatti prigionieri. Per i
Nolani catturati, perchè questi fossero liberati, si doveva pagare un
esoso riscatto. Fu allora che i Nolani si rivolsero al loro amato Pastore
affinchè potesse intervenire per il riscatto. Il vescovo
Paolino vendette tutto, finanche la croce episcopale, e "quando
non ebbe più nulla di cui potesse disporre, una misera donna a cui avevano
strappato l'unico figlio, si presentò a lui onde supplicarlo di fornire di
che riscattare quel figlio". Commosso da tali preghiere,
Paolino, lui, il vescovo di Nola, offrì se stesso,
in cambio del figlio della povera vedova.
Paolino fu sempre sollecito nell'aiutare i poveri donando
tutto quanto poteva. E questa carità diventò sacrificio di se stesso,
secondo un racconto del Papa Gregorio
Magno. E' appunto
questo racconto che, per la tradizione popolare nolana, spiegherebbe l'
origine della "festa dei gigli".
....altre Tradizioni
napoletane :
http://www.dentronapoli.it/Tradizioni/Tradizioni.htm
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